Roggero aveva tutto il diritto di sparare a quei delinquenti

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di PIETRO AGRIESTI

Sul caso Roggero molte persone discutono in maniera incredibilmente naive dell’accaduto. Parlano di lui come se la vicenda fosse iniziata nel momento in cui lui prende la pistola, insegue, spara e uccide. Dicono che ha ucciso a sangue freddo e per vendetta. Ma Roggero stava tranquillo con la sua famiglia nel suo negozio, senza la volontà di fare del male a nessuno. Altre persone sono entrate e hanno puntato coltello e pistole in faccia a lui, sua moglie e sua figlia.

Da quel momento in poi Roggero e la sua famiglia potevano essere tutti morti. Se non sono morti è per pura fortuna, perché bastava un nonnulla perché lo fossero. Se chi aveva il coltello e la pistola avesse fatto un gesto leggermente diverso sarebbero morti. Sono le persone che hanno invaso il negozio di Roggero e minacciato di uccidere lui e la sua famiglia, sono loro gli aggressori, che hanno fatto precipitare le cose, le hanno portate sul piano della violenza estrema e hanno creato una situazione potenzialmente mortale tanto per Roggero e la sua famiglia, quanto per loro stesse. Sono i rapinatori che li hanno aggrediti armi in pugno, che nel momento in cui hanno preso in mano la vita altrui, hanno messo sul piatto anche la propria.

Roggero non voleva vivere nulla di simile, non ha fatto nulla per meritarlo o farlo accadere. Ha reagito dentro a una situazione creata da altri.

Chi giudica Roggero quasi peggio dei suoi rapinatori, pensando che in fondo loro erano semplicemente dei ladri, mentre lui è un assassino, si sta raccontando le cose in modo falso. Una persona che invade la mia proprietà e punta un’arma in faccia a me e alla mia famiglia, non è semplicemente un ladro, è un potenziale assassino, è una minaccia esistenziale, è qualcuno che potrebbe non solo togliermi la vita, ma distruggere il mio mondo, tutto ciò che ho di più caro, tutto ciò a cui ho dedicato la vita.

È ben più di uno che mi fa un danno economico. Uno che mi danneggia l’auto parcheggiata mentre non ci sono è uno che mi fa un danno economico. Uno che mi punta una pistola in faccia è un’altra cosa. La persona che potrebbe sparare in faccia a mia moglie e mia figlia e io che reagisco: non possiamo essere messi e giudicati sullo stesso piano. Farlo è un errore morale grave.

Roggero ha visto sé stesso e i suoi cari morti. Bastava un niente e lo sarebbero stati. I rapinatori si sono qualificati come minaccia esistenziale, hanno avuto in mano la sua vita e la vita dei suoi cari e avrebbero potuto togliergliela se solo avessero voluto. E questa non è una cosa che si cancella mettendo via la pistola. Se ti punto una pistola in faccia, sto per spararti, poi decido di non farlo e la metto via, non smetto di essere una minaccia. Come l’ho messa via posso riprenderla, come mi sono voltato per andarmene posso voltarmi di nuovo per tornare e sparare, come sono venuto oggi posso tornare domani e stavolta decidere di uccidere, come l’ho fatto con te posso farlo con un altro la settimana dopo e magari quella volta uccidere davvero.

Una volta che mi sono qualificato come minaccia in questo modo, lo resto. Non è un interruttore on/off. Continuo ad essere una minaccia mortale. Non è che se metto via l’arma e mi volto smetto di esserlo. Pensare che abbia ucciso a sangue freddo è letteralmente delirante. I rapinatori erano usciti da pochi secondi dal negozio. Dal divano di casa possiamo rivedere la scena alla moviola, dividerla in frame e giudicarli separatamente. Era di qua o di là dalla linea? Era in fuorigioco?

Una rapina non è una partita di pallone, dove siamo avversari nel gioco, ma non davvero nemici nella vita, dove giochiamo secondo le regole e siamo tutti costretti a rispettarle. Una rapina non segue delle regole precise, non ha un arbitro, non sai come andrà, e se va male non vai in panchina squalificato, vai al campo santo. La rapina vissuta da Roggero è un tutto unico, che si svolge in un lasso di tempo molto breve. Quando lui esce e gli spara sono letteralmente passati pochi secondi da quando aveva una pistola puntata addosso. È assurdo trattare le due cose come se fossero separate e chiaramente distinte. Lo sono solo a posteriori.

Dire che ha ucciso a sangue freddo significa pensare che abbia avuto tempo e modo di raffreddarsi, prendere una decisione consapevole ed eseguirla. È una ricostruzione falsa. E anche la vendetta è falsa per lo stesso motivo. Una vendetta è qualcosa che si fa successivamente. Lui ha ucciso durante la rapina, nella stessa unità d’azione.  È comprensibile farlo per sentirsi al sicuro, mettere al sicuro la propria famiglia e neutralizzare la minaccia. Probabilmente in quel momento uno non pensa né alla vendetta, né alla giustizia, né ad altro di particolare, agisce d’istinto e fa quello che avverte vada fatto.

Lapalissiano che non è mai bello uccidere e non è mai bello quando muore una persona. E non può essere bello né per chi uccide, né per i parenti di chi è morto. È ovvio che se un mio caro muore, anche facendo una rapina, io soffra. Sarebbe disumano chiedermi di non soffrire. Ma se muore mentre fa una rapina, puntando la pistola in faccia a una famiglia, posso prendermela solo con lui.

La verità è che ci sono molte cose che si potrebbero fare per non arrivare a questo punto. E su questo piano la maggiore responsabilità ce l’ha lo Stato. Tra l’altro c’è anche da considerare un contesto ulteriore. Chi cerca di colpevolizzare Roggero – oltre a chiedergli in maniera inumana e grottesca di dissociarsi dalla situazione reale e guardarla con un manuale di diritto in mano – ricorda i suoi cosiddetti precedenti.

Siccome esistono ricostruzioni diverse di questi precedenti (un episodio in cui avrebbe estratto un’arma contro il fidanzato della figlia) evito di entrare nel merito, ma mi chiedo perché invece non guardino ai precedenti dello Stato e della polizia, a cui secondo loro Roggero avrebbe dovuto affidarsi senza permettersi di agire da solo? Roggero era già stato rapinato. E come lui altri suoi amici e conoscenti e come loro tantissimi altri di cui abbiamo quotidianamente esempi e notizie. Quindi il contesto è quello in cui Roggero – tutti i Roggero di questo paese – ha consapevolezza di non potersi fidare della protezione statale, in cui sa che lo Stato non riesce né a garantire la sicurezza prima, né spesso a prendere i colpevoli e punirli successivamente.

In parole povere, chi gli rimprovera di essersi fatto giustizia da solo, dovrebbe riflettere sul fatto che si è dovuto fare giustizia da solo perché il loro tanto amato e decantato Stato ha fallito miseramente. Mentre loro sognano di mettere in galera gli evasori che non pagano i “servizi pubblici”, poi questi servizi fanno schifo. Di fronte a questo, fermarsi al dire che non ci si può fare da soli, suona come un invito a rassegnarsi e subire.

Per quanto mi riguarda invece Roggero ha agito in modo naturale, era suo diritto farlo. E saremmo tutti più al sicuro se la sicurezza fosse affidata ai privati e al mercato, anziché allo stato.

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