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“Arbeitmachtfrei”. Interpretazioni alternative di un motto infausto

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di PAOLO L. BERNARDINI Inevitabilmente, il primo maggio – che in omaggio al lavoro trascorro lavorando, come al solito – alcune riflessioni nascono sulla celebrazione mondiale del lavoro. Dopo che il concetto di “lavoro” era stato oscenamente violato dal cancello di Auschwitz e la sua insegna, ci si domanda perché mai la Costituzione italiana (redatta dopo la liberazione di Auschwitz, quando ormai quella triste scritta era ben nota al mondo), inizi proprio affermando che l’Italia si fonda “sul lavoro”. La Costituzione tedesca del 1949 cita numerose volte il lavoro, ma non dice che la Repubblica federale è “fondata” sul lavoro. Che sia una costituzione dettata forse dagli Stati Uniti o dagli alleati, non importa, alla fine. Si capisce bene che il “lavoro” che appare coniugato addirittura a quello di “libertà” davanti ad un campo di sterminio, fosse ormai abbastanza screditato. Eppure, da quando sono emersi i Leviatani centralistici europei, almeno da m
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