di EUGENIO CAPOZZI
Anni fa rimanevo allibito davanti agli "allerta meteo" decretati a ogni acquazzone o folata di vento dai Comuni, con conseguenti vacanze a scuola per tutti gli studenti. Deprecavo l'assurda pretesa della pubblica protezione da ogni rischio atmosferico come totale deresponsabilizzazione degli individui e ulteriore contributo alla analfabetizzazione delle giovani generazioni.
Quanto ero ingenuo! Non sapevo ancora che di lì a poco con la scusa della protezione della salute pubblica da un virus para-influenzale dipinto come la peste lo Stato avrebbe impedito alla gente di passeggiare per strada, di fare jogging, di andare al bar e al ristorante, di andare a Messa; avrebbe preteso di stabilire quali e quanti ospiti si potevano ricevere nella propria casa, con quante persone si potesse andare in auto; avrebbe privato i bambini dei giochi all'aperto, i ragazzi di scuola, sport, cultura; avrebbe impedito la libera circolazione dei cittadini sul territorio nazionale; a