di EDOARDO MONTOLLI
Tra coloro che voteranno No al referendum della giustizia ci sono sicuramente quelli che con la giustizia non hanno mai avuto a che fare, avvezzi a crogiolarsi nei luoghi comuni tipo «se l’hanno arrestato, qualcosa avrà fatto». A loro i seguenti numeri (ufficiali) non faranno cambiare idea: 30mila innocenti finiti in carcere dal 1992, tuttora 100 arresti ingiusti al mese, uno ogni 8 ore – come raccontano Benedetto Lattanzi e Valentino Maimone (i tipi di errorigiudiziari.com) nel libro “Innocenti” (Giappichelli) – costati allo Stato quasi un miliardo di risarcimenti. Chi paga per la libertà tolta? Le ultime cifre le ha citate in Parlamento il deputato Enrico Costa: «Ottantanove azioni disciplinari nei confronti dei magistrati. Quante condanne? Nove, lo 0,15 per cento di 5.933 errori». Praticamente l’impunità di un’intera categoria professionale che, incredibilmente, ad una fetta larga della popolazione sembra andar bene.
E questo nonostante ai numeri sopra vadano aggiunti quelli della Corte di Strasburgo, in cui l’Italia eccelle per condanne fatte in violazione della vita famigliare (sottrazione illecita di minori) e della proprietà privata. Ma soprattutto in violazione della seconda parte dell’articolo 6, ovvero per le violazioni dei diritti della difesa, dove il Belpaese è battuto solo da Russia e Turchia. In questi casi, dal 2012, il processo va rifatto, per effetto della sentenza 113 della Consulta, stanca di vedere l’Italia sanzionata per sentenze che calpestavano i diritti umani: così è stato per la condanna per calunnia di Amanda Knox (che era stata interrogata senza avvocato nè interprete adeguato). Hanno rifatto il processo. E l’hanno ricondannata. Perchè guai ad ammettere di aver sbagliato.
A gennaio Il Tempo ha raccontato una storia surreale: un magistrato di sorveglianza che ha fatto da “tutor” al pm che stava processando la moglie del primo, inviandogli via mail la sua ricostruzione dei fatti, poi addirittura assistendolo in aula. L’azione disciplinare lo ha visto assolto. Ed è pieno così. Non che provvedimenti non siano mai presi, per carità. Se non ci sono condanne per fatti clamorosi come questi o per giudici e pm che hanno lasciato dentro per anni un innocente che si è visto la vita distrutta, la «censura» è stata comminata ad esempio a Cuno Tarfusser, ex vicepresidente della Corte Penale Internazionale che aveva chiesto la revisione del processo per Olindo Romano e Rosa Bazzi senza rispettare il regolamento interno alla Procura Generale di Milano, che, per contro, non è affatto una legge. Ma l’equivalente di una norma condominiale, valida solo all’interno di quell’ufficio, che vincola non si sa perchè l’autonomia del magistrato garantito dalla Costituzione. Strano, no? Soprattutto se si considera il curriculum stellare del magistrato.
Ma il problema è che Tarfusser non ha mai fatto parte delle correnti dell’Anm che governano il Csm, dove si decidono le sorti dei magistrati: se punirli, promuoverli, bloccarne le carriere o renderle fulgide. E dunque non rientra nell’oltre 99% dei magistrati italiani valutati positivamente dal Csm tra il 2021 e il 2025, quasi una barzelletta se si considerano gli errori certificati dalle ingiuste detenzioni e dai numeri di Strasburgo. Domani, con il sorteggio previsto dalla riforma della giustizia, tutto questo potrebbe finire: con il sorteggio al Csm, Antonino Meli molto probabilmente non sarebbe stato preferito a Giovanni Falcone come giudice istruttore di Palermo. E sicuramente il destino per i magistrati che si occuparono di Enzo Tortora sarebbe stato diverso, visto che l’unico a non fare carriera fu proprio il giudice che lo assolse.
Certo, la riforma è migliorabile: perchè la carriera dei magistrati andrebbe divisa non per due, ma per tre: una categoria a parte dovrebbe essere costituita da quelli che operano nei gabinetti ministeriali e che invece da sempre si alternano tra aule di tribunale e palazzi del governo, lavorando fianco a fianco dei politici che prima e dopo sono chiamati a giudicare. Nel 2009, nel libro Il caso Genchi, documentavo come le correnti dell’Anm si spartissero anche questi incarichi, in una logica dove la meritocrazia, l’imparzialità e le capacità non trovavano alcuno spazio. Ma dove vigeva la medesima lottizzazione adottata dai parassiti che abitano le stanze parlamentari. Eppure è chiaro dai tempi di Montesquieu: la suddivisione dei poteri deve essere netta, non una commistione di ruoli tra esecutivo e giudiziario.
Invece, è tutta una zona grigia. E oggi tutti corrono a mentire, a dire quanto sia pericoloso che giudici e pm non facciano la stessa carriera come amici fraterni. Chiamando in soccorso per tali fandonie improbabili galoppini, utili idioti ma con grande influenza sull’opinione pubblica.
Così, tra quelli che tirano le fila del No al referendum ci sono pure i Comici, che ritengono il sorteggio sbagliato perchè un magistrato qualsiasi può essere sì capace di comminare un ergastolo, ma non sarebbe in grado di capire se un collega abbia sbagliato o meno. Altri Comici ritengono la riforma inutile perchè non sanno nemmeno la differenza tra separazione delle funzioni e separazione delle carriere. D’altra parte, di mestiere fanno ridere.
A propagandare il No ci sono poi magistrati fino a ieri certissimi della bontà del sorteggio, ma che, raggiunta una posizione di prestigio, hanno cambiato idea. E magistrati che hanno causato ingiuste detenzioni ed errori giudiziari piuttosto gravi, senza però pagarne mai le conseguenze.
E poi ci sono i consueti spacciatori di veline dei quotidiani, che alle correnti della magistratura si abbeverano e che raccontano la balla colossale secondo cui da domani, con il Sì al referendum, il pm sarebbe sotto il controllo del governo.
A votare No ci saranno anche quelli che ritengono si tratti di una battaglia ideologica di questa destra: invece, con due carriere nettamente distinte si potranno forse evitare processi indecenti come quello capitato a Monica Busetto, innocente certa in carcere da dodici anni, poichè i giudici si sedettero incredibilmente sulle assurde tesi della Procura di Venezia dove l’aggiunto era l’attuale ministro della Giustizia Carlo Nordio.
Infine, a votare No, ci saranno molti giovani, ancora illusi che la sinistra che li sprona sia quella che hanno studiato a scuola. E non un’altra destra con politiche economiche diverse. E alla quale i diritti dei lavoratori fanno schifo (l’articolo 18 l’hanno tolto loro) e che ancora chiama «evasori» i precari delle partite iva perchè, guadagnando una miseria, non riescono a pagare le tasse. La stessa che, ad esempio, a Milano, tiene fuori le auto dei poveri perchè non sono “green” e multa chi fuma per strada perchè inquina. Ma che poi lascerà abbattere San Siro per costruirvi accanto un stadio identico, facendo invadere la città da migliaia di tir che notte e giorno dovranno liberare e smaltire 228.458 tonnellate di calcestruzzo, in parte, dicono, da trattare pure come materiale contaminato, tra rumori assordanti e polveri che avveleneranno per anni i
residenti. Una sinistra che punta a trattamenti di riguardo non già dalla magistratura, che decenni fa addirittura avversava ferocemente, ma dalle correnti che la governano.
Infine, ci sono quelli che alle urne non vanno più da anni (ormai oltre il 50%) perchè giustamente ritengono che l’intera classe politica abbia ampiamente superato la soglia del ridicolo.
Ma il punto è che in galera è pieno non di politici, ideologi e colletti bianchi. Ma di diseredati senza santi in paradiso, troppo spesso incriminati e giudicati con sufficienza perchè tanto non paga mai nessuno. Se non pm e giudici con la schiena dritta, che hanno il difetto di credere nella giustizia e non nelle logiche corporative. Almeno voi, pensate a questo prima di decidere di restare a casa anche stavolta.

