di ARTURO DOILO
Nel suo ficcante articolo, Andrea Lombardi – sagace e serio opinionista – mette a nudo una delle più sconcertanti contraddizioni del sistema giudiziario italiano: un’applicazione della legge così elastica da trasformarsi in puro arbitrio, dove il reato non è più l’azione, ma chi compie l’azione.
Lombardi parte da un paradosso semplice e devastante. Se un cittadino italiano viene sorpreso in montagna con un coltello ritenuto “inadatto” da una guardia forestale, rischia l’arresto, il ritiro della patente e il porto d’armi a vita. La semplice detenzione dell’oggetto, indipendentemente dall’uso, diventa presunzione di dolo. La logica è elementare: se hai un coltello, è perché intendi usarlo.
Questa logica, però, si dissolve magicamente nel caso di Salim El Koudri, l’uomo che a Modena ha deliberatamente investito più persone e poi è sceso dall’auto per ferirne altre con un coltello che si era portato dietro. Qui, per il Pubblico Ministero, il coltello non è più prova di premeditazione. Non ci sarebbero, si afferma, “elementi per presupporre che sia uscito di casa armato proprio per fare una strage”. Come se portare un coltello non fosse lo strumento del mestiere per un aspirante assassino. La contraddizione è palese: per il cittadino comune, il coltello è un reato in potenza; per lo stragista, è un accessorio di cui non si può dedurre l’intenzionalità.
L’arbitrio continua. Mentre per un italiano “non di origine controllata” ogni azione sarebbe immediatamente ricondotta a una presunta patologia mentale, in questo caso un Gip ha stabilito che non ci sono elementi per collegare il gesto di El Koudri alla sua storia di disturbi psichici, né per ritenerlo incapace di intendere e volere.
Lombardi lega questa deriva giudiziaria a una scelta politica chiara, citando il referendum sulla giustizia a Modena, dove il 64% dei cittadini ha bocciato la separazione delle carriere dei magistrati. La stessa percentuale con cui, in passato, ha vinto il centrosinistra. Non è un caso, ma la conseguenza di un popolo che ha scelto e ora “si gode” i frutti di un sistema in cui la Magistratura Democratica gode di potere discreto illimitato.
L’articolo non è solo una denuncia, ma una sentenza amara: in Italia la giustizia non è cieca, ma guarda attentamente da chi sei prima di decidere cosa vedere. E questo non è uno stato di diritto, ma un regime dell’arbitrio.

