di ALBERTO LEMBO
Nel mio ultimo periodo di permanenza alla Camera avevo tentato di affrontare, facendo parte della Commissione per le Politiche dell’Unione Europea, tre questioni che mi parevano di notevole importanza e che erano state sottovalutate o ignorate praticamente da tutti.
Il primo punto, di principio, era costituito dal fatto che alcuni Stati dell’Unione, in primis il Regno Unito, sottoscrivevano impegni e trattati vari ma, in forza di una postilla in calce al Trattato sull’unione, non si ritenevano impegnati a rispettare quanto sottoscritto dall’esecutivo se dopo la pronuncia del rispettivo parlamento (clausola di riserva di esame parlamentare). I governi italiani, per affermare al massimo grado la loro sviscerata fiducia nell’Europa, si erano ben guardati dal cautelarsi in questo modo, impegnando il Parlamento prima ancora di averlo informato delle loro intenzioni.
Il secondo punto era la ormai ineludibile necessità di aggiornare lo strumento di recepim
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