di GILLES DRYANCOUR*
I mesi si susseguono e anche i piani di salvataggio dell'euro. In effetti, se si conta bene, il piano adottato lo scorso 9 dicembre a Bruxelles è il terzo dell'anno e il settimo dal maggio 2010. Ad ogni nuovo piano sentiamo gli stessi “elementi del linguaggio”. Tutta una retorica che si ritrova, in particolare, nelle dichiarazioni del Presidente Sarkozy. Nello scorso mese di ottobre aveva già affermato: ”Il summit ha permesso di adottare elementi di una risposta globale, di una risposta ambiziosa, di una risposta credibile alla crisi che attraversa la zona euro.” (1) Poi, il 12 dicembre ha dichiarato: “Questo summit (quello del 8-9 dicembre) segna una tappa decisiva verso l'integrazione europea. A questo titolo, crea le condizioni del rimbalzo e dell'uscita dalla crisi.” (2)
Ciononostante si può legittimamente dubitare che questo ennesimo piano di salvataggio sia quello buono. Fondamentalmente, si basa sempre sullo stesso errore diagnostico c