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Indipendenza: 1,8 milioni di catalani in strada a barcellona per pretendere il voto

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di GIANLUCA MARCHI da Barcellona Undici chilometri di due delle vie più importanti e grandi di Barcellona, la Diagonal e la Gran Via alle 17.14 di oggi sono state riempite all'inverosimile dal popolo catalano a formare la V della Diada per rivendicare il diritto di votare sull'indipendenza il prossimo 9 novembre. Quante persone? Gli organizzatori dell'Assemblea Nazionale Catalana, come ha ribadito la presidente Carmen Forcadell, non forniranno alcuna cifra: per loro parlano le immagini e il successo della giornata. E tuttavia una prima cifra, invece, l'ha fornita la polizia di Barcellona, parlando di 1 milione e 800 mila partecipanti, dunque è stato superato il milione e 600 mila partecipanti della catena umana dello scorso anno. Così qui alcuni media già parlano della più grande manifestazione di popolo mai avvenuta in Europa. Tenendo conto che i cittadini della Catalunya sono 7,5 milioni, tanto per fare un raffronto è che come se a Milano dovessero riunirsi 2,5/2,7
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2 COMMENTS

  1. Non conosco bene la situazione catalana, ma per quella scozzese so che l’ingresso nel Regno Unito avvenne per il passaggio della corona scozzese al Re (Regina) d’Inghilterra.
    Fondamentalmente organizzare un referendum significa avvallare lo status attuale e chiederne un cambiamento.
    Così ha fatto diverse volte in passato il Quebec e così ha fatto di recente la Crimea.
    Diverso il discorso se ci troviamo di fronte a Stati “artificiali”, le due entità costituenti la Cecoslovacchia m(stato mai esistito, popolo mai esistito, si sono riunite e di comune accordo hanno deciso come effettuare la separazione (non se farla o non farla…). Quando non c’è accordo, perché una parte del paese succhia risorse dalle parti più prospere e riempie l’apparato pubblico di propri cittadini, come faceva la Serbia nella Jugoslavia (altro Stato artificiale) ecco che nascono i problemi, minimi per la Slovenia, più grossi con la Croazia. Ma anche in questo caso non c’è stata una votazione: appena Croazia e Slovenia ne hanno avuto la possibilità hanno scelto l’indipendenza. Stesso discorso per le Repubbliche Baltiche, inglobate controvoglia nell’Unione Sovietica, appena ne hanno avuta la possibilità si sono distaccate “senza alcun voto”.
    Questo ci insegna che per le popolazioni e gli Stati componenti la Padania, pensare di avere l’indipendenza con il voto significa solo avvallare l’illegale occupazione italiana. L’esperienza jugoslavia ci insegna che l’italia mai concederà l’indipendenza o il voto e se lo facesse avremmo brogli colossali (oppure voto concesso a chi non è padano, come gli immigrati italiani…). La presenza di popoli e Stati storici contrapposti ad uno Stato artificiale (l’italia) ci porta all’unica soluzione: dichiarazione unilaterale d’indipendenza.

  2. Accidenti che nostalgia.
    Queste immagini mi riportano ai tempi del 1996 quando il popolo padano si riunì a creare la catena umana sul Po.
    Fino alle manifestazioni in Catalunya la più grande manifestazione di un popolo in Europa era stata la nostra del 1996. Eravamo più avanti perfino di loro.

    E ora guarda come siamo messi.

    Si è concluso meno di zero, a causa di alleanze e di errori uno dietro l’altro.
    Invece di pensare a coltivare una cultura dell’indipendenza e a sviluppare la nostra identità completamente opposta a quella italiota si è pensato di più a prendere poltrone.

    20 anni buttati nel cesso e molti passi indietro.

    Quanto dobbiamo imparare dalla Catalunya, soprattutto dal punto di vista dell’identità.
    Poi l’indipendenza diventerà una conseguenza logica.

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