di MATTEO CORSINI
In un articolo pubblicato sul Sole 24 Ore, Innocenzo Cipolletta esordisce evidenziando la costante richiesta di “flessibilità” sul deficit da parte dei governi italiani.
“L'Italia è stata sempre molto abile nel chiedere ed ottenere una certa flessibilità nelle regole di bilancio da parte della Commissione Europea, ogni volta con una pluralità di argomenti: un diverso concetto di output gap, un terremoto, una crisi internazionale, un alluvione, la paura del populismo, l'esempio di altri paesi. Ora si potrebbe richiedere ancora per il corona virus che certamente deprimerà l’economia cinese e mondiale con effetti sul commercio internazionale e quindi sul nostro paese. Di motivi per chiedere maggiore elasticità ce ne sono e ce ne saranno sempre. Quello che dobbiamo chiederci è se l’elasticità ottenuta sia poi stata di grande aiuto al nostro paese. La risposta è quanto meno dubbia: non si può negare che senza forse avremmo avuto una crescita anc
Confindustria non lo perde il vizio di fare la “chiagnona”. Lo Stato corrompe le coscienze, con le inevitabili conseguenze: i dipendenti vogliono il lavoro assicurato indipendentemente dal merito, i datori di lavoro vogliono fare utili senza rischio.