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Al ministro della giustizia piace tanto la tassa patrimoniale

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di MATTEO CORSINI

Una delle costanti dell’offerta politica italiana, soprattutto a sinistra, è il tassa e spendi (anche se sarebbe più corretto premettere lo “spendi” al “tassa”). La convinzione è che il deficit sia lo strumento per far crescere l’economia, ma dato che ci sono vincoli esterni all’espansione del deficit, allora il suo contenimento non deve passare per un ridimensionamento della spesa (che, stando al DEF, nel 2017 ammonterà a oltre 839 miliardi, ed è prevista in crescita fino a oltre 874 miliardi nel 2020), bensì per un aumento delle entrate.

E come fanno ad aumentare le entrate? A parole nessuno dice di voler alzare le tasse sui redditi medio-bassi, salvo poi infilare balzelli meno evidenti dell’IRPEF e pagati anche (quando non soprattutto) dai percettori di redditi medio-bassi. Buona per tutte le stagioni, poi, è la “lotta all’evasione fiscale”. E di tanto in tanto capita che qualcuno, per far leva sull’invidia e accaparrarsi il consenso dei sindacati, tiri fuori ipotesi di colpire il famigerato “1% che detiene il 25% della ricchezza del Paese”. Da ultimo lo ha fatto il ministro della Giustizia, già candidato alla segreteria del PD, Andrea Orlando. Il quale ha affermato: “Credo che la progressività non sia una bestemmia. Se noi chiediamo qualcosa a quell’1% che detiene il 25% della ricchezza, certo non riderà, ma non piangerà nemmeno, né andrà a far la fila alla mensa della Caritas”.

Orlando non vuole chiamarla “patrimoniale”, bensì “contributo di solidarietà”. Ora, per chi ha a cuore il diritto di proprietà la progressività, contrariamente a quanto sostiene Orlando, è proprio una bestemmia, ben peggiore della già blasfema tassazione proporzionale. Resta comunque il fatto che già oggi le imposte sul reddito sono progressive in Italia. Resta anche il fatto che se uno fa riferimento alla ricchezza, allora l’imposta è di tipo patrimoniale, mentre solitamente con la formula (da buonisti coi soldi altrui) “contributo di solidarietà” si sono introdotte delle addizionali IRPEF più o meno temporanee.

Ma se il limite non oltrepassabile per il prelievo deve essere posto ad aliquote per le quali uno è costretto ad andare a fare la fila alla mensa della Caritas, siamo a livelli non dissimili da quelli con i quali Melenchon si è presentato alle elezioni presidenziali in Francia (raccogliendo quasi il 20% dei voti, sic!). Il che rafforza la mia idea che sia in atto una sorta di competizione a chi propone le peggiori cose tra i politici italiani e francesi. E questo era l’alternativa a Renzi…

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1 COMMENT

  1. Questo discorso della Patrimoniale che ogni tanto ritorna ha una conseguenza negativa: nessuno, tanto meno uno straniero ha il coraggio di investire in Italia comprando case, alberghi, ecc con questa spada di Damocle sulla testa. Se uno investe si fa prima i suoi conti se e quando potrà rientrare del suo investimento e quanto gli frutterà. Ovvio che una Patrimoniale che si andrebbe ad aggiungere a quelle già esistenti (Imu, Tasi, Tari) incide profondamente sia sul valore dell’immobile che sulla sua redditività. Il problema è che una classe politica così infingarda, inetta, bugiarda e alla perenne ricerca di soldi per alimentare i loro sprechi, lussi, clientele se promettesse che non ci sarà alcuna patrimoniale non verrebbe neppure creduta.
    Io ho sempre affermato che l’unico modo per far ripartire l’economia è di abbassare drasticamente la pressione fiscale e contributiva e mettere in Costituzione un limite invalicabile di prelievo fiscale e contributivo, questo darebbe certezze a tutti.

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