NEW ORLEANS ERA TALEBANA GIÀ NEL 2017. ABBATTERONO LA STATUA DI LEE

di CHARLIE PAPINI Robert Anson Heinlein ammoniva: “Una generazione che ignora la storia non ha passato… né futuro”. L’America, ahinoi patria del politicamente corretto, sta cancellando i simboli di un’epoca in cui una parte del paese aveva scelto di lasciare l’Unione per percorrere un’altra strada. Durante le sommosse criminali della compagine comunista dei Black Live Matter, c’è chi s’è meravigliato della furia iconoclasta contro statue di grandi personaggi del passato, definiti arbitrariamente razzisti. Tra questi, finanche il monumeto dedicato a Thomas Jefferson (l’autore della dichiarazione d’indipendenza degli Stati Uniti), a Portland, è stato divelto dai delinquenti bianco-negri col pugno sinistro alzato. La guerra di secessione americana non piace ai demo-repubblicani contemporanei. Si sapeva. Ancora oggi, si tratta del conflitto che ha causato più morti fra gli americani (oltre 600.000). Ancora oggi, per molti rappresenta un modo diverso di intendere Gli Stati Uniti. Per farne sparire le tracce, ormai stanno ricorrendo all’eliminazione dei suoi simboli. Iconoclastia allo stato puro, non dissimile da quella dei talebani, che in Afghanistan…

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