ANCHE SU MONTE DEI PASCHI, I 5 STELLE DICONO SOLO CORBELLERIE

ruocco-5-stelledi MATTEO CORSINI

“Ogni qualvolta una banca contabilizza perdite, genera un mancato gettito per l’Erario e quindi un maggiore deficit per lo Stato. Mps, contabilizzando perdite su crediti negli ultimi anni per oltre 15 miliardi, ha generato un mancato gettito (per la non tassazione dei ricavi) di oltre 4 miliardi che ricade sempre sui contribuenti italiani”.

Questa affermazione di Carla Ruocco, parlamentare del Movimento 5 stelle, conferma a mio parere che costoro al governo riuscirebbero a fare perfino peggio di tutti coloro che li hanno sin qui preceduti.

Essere contrari all’utilizzo di soldi di chi paga le tasse per salvare il Monte dei Paschi di Siena ed eventualmente altre banche è comprensibile e per me pure condivisibile, anche se, come ho più volte sostenuto, ha poco senso se non si ritiene che debba essere superato il sistema a riserva frazionaria, passaggio senza il quale ogni banca resta solvibile solo finché i depositanti hanno fiducia nella stessa (credo sarebbe più corretto dire: ignoranza sulla realtà dei fatti). Passaggio, però, che avrebbe una conseguenza inevitabile: meno credito e tassi di interesse più elevati, un mix che pare non sia gradito neanche agli esponenti del M5S.

Resta a mio parere (quanto meno) incoerente la contrarietà al salvataggio di MPS, se si pensa allo statalismo che il M5S professa ogni volta che si parla di privatizzare servizi che potrebbero essere forniti anche da aziende non pubbliche, men che meno in regime di monopolio.

Salvataggio che, peraltro, pare verrà posto in essere con modalità tali da creare una netta disparità di trattamento a favore dei creditori subordinati di MPS rispetto a quanto toccò in sorte ai creditori delle quattro banche poste in risoluzione nel novembre del 2015. In nome, probabilmente, del maggior rischio sistemico rappresentato da MPS. Il che è però incoerente con la determinazione più volte manifestata da parte di politici e autorità di vigilanza a spingere le banche verso l’aumento dimensionale, aumentando così le probabilità che finisca in crisi un intermediario “too big to fail” (o addirittura “too big to be saved”).

Ciò detto, a chi ha avuto la maggioranza azionaria e amministrato quella banca conducendola al sostanziale fallimento si possono (devono) imputare le scelte compiute che hanno generato più perdite su crediti rispetto ad altre banche, ma tirare in ballo il mancato gettito conseguente tali perdite sostenendo che ciò danneggi i contribuenti è assurdo. Altrimenti ogni volta che un’impresa fallisce (non sto parlando di casi di bancarotta fraudolenta) perché accumula perdite si dovrebbe concludere che ne derivi un danno per i contribuenti. Seguendo questa logica si dovrebbe dedurre che produrre utili sia un obbligo per ogni impresa. Non solo: si dovrebbe anche arrivare a fissare un carico fiscale minimo commisurato alle dimensioni dell’impresa, a prescindere dai risultati economici prodotti.

Se questa è la comprensione dell’economia di questi signori, meglio che non governino mai.

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