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Biden parla come un comunista qualsiasi: “Bisogna tassare i ricchi”

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di MATTEO CORSINI

In un commento in cui esprime un giudizio complessivamente positivo sulla politica economica dell’amministrazione Biden, Matthew Yglesias mette tra i fattori che meritano un plauso l’intenzione di “tassare i ricchi come via preferenziale per ridurre il deficit, invece di tagliare la Social Security o Medicare.
Yglesias sembra perfino entusiasta del fatto che, a differenza dei predecessori Clinton e Obama, Biden non abbia dato particolare importanza alla riduzione del deficit. La forte espansione fiscale in pieno Covid avrebbe quindi favorito il rapido recupero in termini di Pil e occupazione.
Posto che tassare i ricchi per ridurre il deficit è una politica per nulla innovativa, anche prescindendo da giudizi etici sulla redistribuzione tramite il randello fiscale il problema è che sarebbe totalmente illusorio pensare di risolvere il problema, date le dimensioni in questione.
Non si tratta, infatti, di qualche miliardo di dollari, ma di diverse centinaia di miliardi di incremento di gettito necessario per abbassare a un livello decente il deficit. Neanche un fisco confiscatorio riuscirebbe nell’intento, perché la base imponibile si volatilizzerebbe.
Quanto al plauso per i risultati, sarebbe bene ricordare la lezione di Henry Hazlitt: una politica va valutata non solo sul breve periodo e non solo su un gruppo di soggetti. Lezione che chi loda la Bidenomics evidentemente non ha appreso.

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