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Bundesbank: 70 banche tedesche falliscono lo stress test

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di MATTEO CORSINI

Pochi giorni fa la Bundesbank ha reso noti gli esiti di uno stress test condotto sulle banche tedesche, fallito da circa 70 di esse, mettendo in evidenza come la politica monetaria ultraespansiva stia avendo effetti negativi sulla redditività (quindi sulla stabilità, a lungo andare) delle stesse.

La notizia è stata accolta in Italia con l’atteggiamento tipico in questi casi: fior di articoli in difesa dell’operato della Bce e, soprattutto, del suo presidente pro tempore, Mario Draghi. Marco Onado, decano degli accademici in materie bancarie e finanziarie, ha accusato la Bundesbank di omettere il fatto che la redditività delle banche tedesche è miserrima da tempo, e per motivi non riconducibili alla politica monetaria.

Credo sia un peccato che Onado si eserciti nel “benaltrismo”, sport da lui stesso criticato quando a praticarlo sono altri. Tra le altre cose, Onado sostiene quanto segue: Per quanto riguarda le piccole e medie banche tedesche i risultati di questo stress test contengono un elemento da valutare con attenzione (giustamente sottolineato nella presentazione ufficiale): come sempre accade quando la redditività langue, le banche aumentano la loro propensione al rischio, il che significa finanziare iniziative più grandi rispetto al modello di business tradizionale, ridurre i margini di garanzia o comprimere ulteriormente i tassi attivi o qualsiasi combinazione di questi tre ingredienti pericolosi. La probabilità che si stiano accumulando rischi eccessivi come era successo nei Paesi anglosassoni alla vigilia della crisi è quindi tutt’altro che piccola. Vero è che le autorità negano che si sia formata una bolla immobiliare, ma dovrebbero ricordare che lo avevano detto anche le autorità americane nel 2006”.

Per poi concludere: Occorrerebbero iniziative ben più incisive e anche Bruxelles deve finalmente prendere posizione e decidere quali riforme strutturali sono necessarie per riportare il sistema bancario nella condizione di creare ricchezza per i suoi azionisti e sviluppo per il sistema produttivo. Insomma, davanti a problemi così vasti, prendersela con la politica monetaria ha la raffinatezza intellettuale della vecchia invettiva “piove governo ladro”.

Non discuto che le banche tedesche abbiano problemi che non si limitano agli effetti della politica monetaria da troppo tempo espansiva. Ma l’aumento della propensione al rischio, e il circolo vizioso che si crea tra compressione dei premi per il rischio e assunzione di maggiore rischio non potrebbe essere un fenomeno generalizzato se non vi fosse eccesso di liquidità. E, piaccia o non piaccia a Onado, tutta quella liquidità è la conseguenza della politica monetaria condotta dalle banche centrali. Quindi sarebbe il caso di evitare il benaltrismo in difesa di Draghi dai falchi (o presunti tali) della Bundesbank.

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