CAMMINARE SI PUÒ, CORRERE NO! RESPIRARE? FORSE…

di MATTEO CORSINI

Credo non dovrebbe occorrere essere libertari per rendersi conto della crescita della peggiore manifestazione del potere burocratico statale che si sta verificando in questo tempo di pandemia. Oltre ai decreti del presidente del Consiglio, che escono ormai ogni due-tre giorni, ci sono sbrodolate di ordinanze e circolari, per non parlare dei moduli di autocertificazione per gli spostamenti, che sono già cambiati cinque volte (se non ho perso il conto).

L’ultima prodezza del ministero dell’Interno riguarda “chiarimenti” forniti dal gabinetto del ministro.

Pare dunque ora essere “consentito, ad un solo genitore, camminare con i propri figli minori in quanto tale attività può essere ricondotta alle attività motorie all’aperto, purché in prossimità della propria abitazione. La stessa attività può essere svolta, inoltre, nell’ambito di spostamenti motivati da situazioni di necessità o per motivi di salute.” Quanto al resto, attenzione al passaggio che segue:

  • “Nel rammentare che resta non consentito svolgere attività ludica o ricreativa all’aperto ed accedere ai parchi, alle ville, alle aree gioco e ai giardini pubblici, si evidenzia che l’attività motoria generalmente consentita non va intesa come equivalente all’attività sportiva (jogging), tenuto anche conto che l’attuale disposizione di cui all’art. 1 del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 9 marzo scorso tiene distinte le due ipotesi, potendosi far ricomprendere nella prima, come già detto, il camminare in prossimità della propria abitazione.”

In sostanza, camminare si può, correre (anche lentamente) pare di no. E qui c’è già un problema: alcune persone hanno un passo di camminata più veloce del passo di corsa di altri. Che fare dunque? Seguirà un’altra circolare ministeriale?

Si può sperare che una cura e un vaccino per Covid-19 saranno individuati nei prossimi mesi. Ma con queste manifestazioni del peggior burocratismo avremo a che fare a tempo indeterminato. E la cosa più deprimente è che l’italiano medio, da brava pecora, si adegua come se niente fosse.

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