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Catalogna, l’82% degli spagnoli contrari all’indipendenza

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SPAGNA-CATALOGNAdi MARIETTO CERNEAZ

Più ci si avvicina all’11 settembre, giorno della Diada, ed al 27 settembre, giorno delle elezioni anticipate, sempre di più saranno i sondaggi, le inchieste, le opinioni relative al successo o meno dell’azione indipendentista catalana. (VEDI QUI)

Ora, è la volta di una fonte spagnola, “El Pais”, testata che ha la sua testa a Madrid. Che dice? Quanto segue: Oltre il 60% dei catalani non considera realizzabile l’indipendenza della Catalogna. Lo sostiene un sondaggio pubblicato oggi da El Pais online. La percentuale supera l’80 per cento tra i cittadini di tutta la Spagna”. Ma ovviamente, l’autonomia dei catalani deve essere decisa dai catalani, non da tutti gli spagnoli. E i catalani – dopo il referendum non riconosciuto dal governo di Rajoy – hanno infatti deciso di dar vita ad una lista unica di indipendentisti e di tentare la via della libertà con il voto delle elezioni regionali catalane, che qualora garantisse una maggioranza assoluta ai catalinisti, darebbe il la per la “dichiarazione d’indipendenza unilaterale”, con annessi e connessi.

Torniamo, però, al sondaggio di “El Pais” di cui sopra: Il 32% dei catalani e il 13% degli spagnoli considera che l’indipendenza della Catalogna “sarà possibile in un futuro più o meno prossimo”. Il 63% dei catalani e l’82% degli spagnoli pensa invece “si tratti di un tema con poche o zero possibilità di essere realizzato”.

Per la cronaca, la Costituzione spagnola non prevede diritto di secessione, ma il presidente della Catalogna, Artur Mas, ed i suoi alleati questo lo sanno benissimo.

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1 COMMENT

  1. Come sarebbe la catalogna risultante dalla secessione?
    Forse spiegando meglio come e dove si vuol portare la gente e le imprese sarebbe uno strumento che favorirebbe l’adesione e/o il dissenso definitivo verso il progetto.
    Le generiche e prosaiche argomentazioni politiche non funzionano per agglutinare maggior consenso consapevole.
    La generica unione di forze politiche che intenda riproporre un modello di stato democratico solo più in piccolo forse non fornisce sufficienti lumi per permettere ad una persona di sentimento ed a un imprenditore perplesso di optare tra scelte con trasporto e convinzione.
    Non costa nulla farlo prima, anzi, sarebbe chiaramente un comportamento inequivoco. Una proposta che offrirebbe una possibilità di riscontro e di riaggiustamento in caso di manifesta incoerenza nel percorso.
    Se le percentuali sono così basse mi spiace, mi sarebbe piaciuto un “modello” che trainasse anche il lombardo veneto nel turbine del decadimento europeo.
    Ma se la politica fa fatica ad unirsi per diffidenze che oggi vengono soppresse per tentare il botto elettorale da usare per la secessione, la gente non è così fessa e gli imprenditori pure. Si capisce lontano un miglio che più che una proposta di alternativa istituzionale si tratta dell’ennesima professione di puro atto di fede e delega in bianco a degli irresponsabili.
    Non irresponsabili perché sono delle cattive persone, ci mancherebbe altro!
    Non irresponsabili perché le istanze indipendentiste non debbano essere supportate.
    Irresponsabili perché tali sono rispetto alle conseguenze intenzionali e non intenzionali di aver portato un popolo in un progetto poco definito o superficialmente non dichiarato perché dato per scontato.
    Il popolo e le imprese sanno ormai chi paga tutti i conti.
    La perplessità è sintomo di maturità. La retorica, il nazionalismo, e la fuffalderia politica di creare e giocare col ventre istintivo della gente, quest’ultima vista come aggregato da manipolare per la buona causa, comincia a mostrarsi per quello che è: pura propaganda. La gente vuole programmi credibili e credibili per convinzione verificata in proprio e non per adesione. Le persone che decidono verificando l’impatto delle nuove miracolose istituzioni direttamente sulle proprie attese condizioni future non si sbaglia mai a ragionare in proprio danno. Chi è deficitario è il politico non l’uomo o l’imprenditore chiamato ad esprimersi.
    Forza politico! Che non costa nulla spiegarsi meglio. Sempre se spiegarsi meglio non implichi meno politici “ciupatinta” in giro a menare il torrone. Ma il fine è alto ed il sacrificio ci sta e ce ne faremo una ragione.
    Viva L’indipendenza della Catalogna! Purché sia? Va bene. Basta che non sia l’ennesima edulcorata e slavata democrazia socialista in salsa ministatalista al “pa amb tomàquet”.

    Quanto alle questioni costituzionali per me sono tutti falsi problemi. Le costituzioni sono gentlemen ageements di alto rango quanto volete, ma che valgono finché il consenso non cambia. Come tutte le opere imperfette dell’uomo non sono che strumenti per manifestare delle intenzioni. Eventuali clausole di immodificabilità sono nulle sempre perché impossibili da garantire quando le intenzioni cambiano veramente. Ritenersi sottomessi o limitati da una costituzione sovrana, eterna, irresistibile e immodificabile oggi è da idioti che meritano di rimanere sudditi. Tanto stupidi oggi saranno invece coloro che arriveranno a pensare che per rendersi indipendenti ci si debba procurare una altrettanto stupida legge costituzionale dello stesso spessore di quella relitta.

    Queste parole non le leggeranno mai i catalani, ma chi è arrivato sino qui si. E’ proprio li che mi bastava arrivare.

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