CHI CERCA NELLA LIBERTÀ ALTRA COSA CHE LA LIBERTÀ È FATTO PER SERVIRE

prezzolinidi ENZO TRENTIN

La vergogna è un sentimento che identifica la comunità a cui si appartiene; la si prova, infatti, solo verso le persone che contano nella nostra vita e di cui si condividono valori, norme, comportamenti. E definisce anche l’identità di chi a quel gruppo appartiene. Per esempio, una donna occidentale, denudata in pubblico, con le mani copre capezzoli e pube: sai chi sono, ma non vedi la mia intimità; una orientale, il volto: vedi l’intimità, ma non sai di chi. Sono alcune delle considerazioni uscite da “quatro ciacole” informali emerse ad un certo punto d’una conversazione tra indipendentisti veneti. Nello stesso contesto è emersa anche una frase di Alexis de Tocqueville, che da’ il titolo a questo articolo.

È stato detto anche: «Chi è “senza vergogna” è fuori dal gruppo, escluso.» Non è vero! Basta guardare al mondo della politica in generale, o al quadro dell’Italia che faceva Giuseppe Prezzolini del 1917: «[…] L’italiano è un popolo che si fa guidare da imbecilli i quali hanno fama di essere machiavellici, riuscendo così ad aggiungere al danno la beffa, ossia l’insuccesso alla disistima, per il loro paese. Da molti anni il programma degli uomini che fanno la politica estera sembra riassumersi in questo: mani vuote, ma sporche. I veri italiani sono pochissimi. La maggior parte di coloro che si fanno passare per italiani, sono in realtà piemontesi, toscani, veneti, siciliani, abruzzesi, calabresi, pugliesi e via dicendo. Appena fuori d’Italia, l’italiano torna ad essere quello che è: piemontese, toscano, veneto ecc.» Lasciamo ai lettori giudicare.

Per parte nostra rileviamo che anche nel mondo indipendentista ci sono dei “senza vergogna” che, al contrario di quanto sopra detto, fanno gruppo. Costoro sostengono che l’unione fa la forza. Ignorano che da oltre 35 anni ci sono stati prima degli autonomisti, poi dei federalisti, ed oggi degli indipendentisti che si sono dati la “forza” di partito politico, e non hanno ottenuto nessun risultato. Pleonastico citare la Lega Nord. Hanno bellamente ignorato che agli iscritti al partito non è concesso essere affrancati dall’esigenza di assicurare una fedeltà irrazionale ed eterna al suo capo. I Boss che attraverso l’oppressione di una struttura organizzativa votata alla conquista del potere, e innanzitutto attraverso il ricorso alla corruzione ed al clientelismo, trasformano le strutture pubbliche in una sorta di Res privatæ. Un concetto della pubblica amministrazione che si può solo definire proprietario: cambia il padrone, cambia tutta la servitù. La loro!

Sosteneva sempre Prezzolini: «L’Italiano ha un tale culto per la furbizia, che arriva persino all’ammirazione di chi se ne serve a suo danno.» Sembra il caso delle ennesime formazioni  indipendentiste nate in questi ultimi tempi. Sono stati dei plebisciti a favore della persona che li ha fondati. Nelle comunicazioni che hanno emesso queste compagini prima e dopo la loro formalizzazione, non c’era che la voce del padrone, l’opinione del condottiero. Nessuno sa o ricorda che il moderno partito politico è una macchina centralizzata al servizio del portabandiera, e della quale il duce non avrebbe potuto fare a meno per raggiungere i suoi scopi. Umberto Bossi e la Lega Nord, su questo versante non hanno insegnato nulla. Una vergogna!

La vergogna è una ferita inferta dal singolo alla sua comunità, perché offende i principi che la rendono tale. Com’è possibile ignorare che ci sono indipendentisti scesi in piazza per dichiarare pubblicamente l’indipendenza di un territorio, ed ora fanno a gara per essere eletti nell’ente amministrativo (la Regione) di quello Stato che osteggiano? Com’è accettabile che tali personaggi facciano professione di voler agire in base alle regole della democrazia diretta, e senza aver chiesto all’opinione pubblica se questa accetta o meno, emettano titoli di credito che andrebbero ad indebitare il nuovo Stato che pretendono d’aver reso indipendente con la dichiarazione pubblica di cui sopra? 

Gli specialisti distinguono fra “società della colpa” e “società della vergogna”. Evidentemente nel momento in cui una parte dell’elettorato dovesse confermare le ambizioni di costoro, ci troveremmo di fronte ad una società colpevole di non essere stata politicamente responsabile.

Nel Capitolo I. Dei furbi e dei fessi, del libro scritto nel 1917 con il titolo «CODICE della vita italiana», Prezzolini sostiene:

1. I cittadini italiani si dividono in due categorie: i furbi e i fessi.

2. Non c’è una definizione di fesso. Però: se uno paga il biglietto intero in ferrovia, non entra gratis a teatro; non ha un commendatore zio, amico della moglie e potente nella magistratura, nella Pubblica Istruzione ecc.; non è massone o gesuita; dichiara all’agente delle imposte il suo vero reddito; mantiene la parola data anche a costo di perderci, ecc. questi è un fesso.

3. I furbi non usano mai parole chiare. I fessi qualche volta.

4. Non bisogna confondere il furbo con l’intelligente. L’intelligente è spesso un fesso anche lui.

schiaviInsomma, premiare politicamente quella specie di Legione Straniera i cui componenti, in passato, hanno frequentato le più disparate ideologie e partiti, che ora si dichiarano essere di fede indipendentista, e si vogliono candidare a Presidente o Consigliere di una Regione, Ente amministrativo dello Stato italiano, e da fessi che premiano dei furbi. Come si può sostenere che una volta eletti in Regione si potrà dichiarare l’indipendenza di una parte del territorio dello Stato di cui quella regione è parte integrante? Quando mai lo schiavo ha chiesto al suo padrone d’essere reso libero? Non è forse vero che lo schiavo diventava Liberto solo in seguito all’atto magnanimo, autonomo e liberale del padrone?

È anche vero che può esserci colpa senza vergogna (anzi, il delitto d’onore innalzava socialmente chi lo commetteva), ma non ci sembra questo il caso. È vero che può esserci vergogna senza colpa (il cornuto: la riprovazione sociale colpisce, con lo scherno e il discredito, chi è tradito, non chi tradisce); persino vergogna per la colpa di un altro (i parenti del pentito di mafia); ma non ci sembra il caso di confermare per l’ennesima volta le constatazioni di Prezzolini: 5. Il furbo è sempre in un posto che si è meritato non per le sue capacità, ma per la sua abilità a fingere di averle.

È  vero che siamo figli di una oppressione, come i nativi latino-americani lo furono dei conquistadores? Proviamo a riflettere con le parole della «Ballata delle madri», di Pier Paolo Pasolini:

«Mi domando che madri avete avuto (…) / Madri vili, poverine, preoccupate / che i figli conoscano la viltà / per chiedere un posto, per essere pratici (…) / Madri mediocri, che non hanno avuto / per voi mai una parola d’amore, / se non sordidamente muto / di bestia (…) / Madri servili, che vi hanno insegnato / come il servo può essere felice / odiando chi è, come lui, legato (…) / Madri feroci, che vi hanno detto: / Sopravvivete! Pensate a voi! / Non provate mai pietà o rispetto / per nessuno, covate nel petto / la vostra integrità di avvoltoi! (…) Ecco, vili, mediocri, servi / feroci, le vostre madri! / Che non hanno vergogna a sapervi / – nel vostro odio – addirittura superbi (…) …dal rifiuto profondo / a essere diversi: a rispondere / del selvaggio dolore di essere uomini».

Se la vergogna la si prova solo verso le persone che contano nella nostra vita e di cui si condividono valori, norme, comportamenti; appare evidente che una numerosa schiera di sedicenti indipendentisti che in passato hanno militato sotto le più diverse bandiere ideologico-partitiche, e nel 2015 chiederanno il voto per essere eletti in Regione, costoro non tengono in alcun conto gli elettori, e non sanno cosa sia la vergogna. Come sosteneva  Alexis de Tocqueville: «chi cerca nella libertà altra cosa che la libertà stessa è fatto per servire»; in questo caso proprio quello Stato italiano che a parole osteggiano, ma al quale in veste di Presidente di Regione dovranno giurare fedeltà esplicitamente, mentre in veste di Consigliere lo faranno implicitamente.E Prezzolini, a ragione, ancora sottolinea: 9. Dovere: è quella parola che si trova nelle orazioni solenni dei furbi quando vogliono che i fessi marcino per loro. E a pensarci bene: la colpa grava su chi ce l’ha, ma la vergogna grava sulla gente (famiglia, cosca, clan, popolo) di cui fa parte chi se ne macchia. 

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