CHIUSURE INVERSE, UN RACCONTO DI GIOVANNI BIRINDELLI

di REDAZIONE Il taxi privato Uber Black che portava Matteo dall’aeroporto di Fiumicino al suo albergo era impeccabile. L’autista era vestito in abito blu scuro con camicia bianca e cravatta. L’elevato isolamento acustico dell’automobile creava un silenzio in cui Matteo era a suo agio. Guardando fuori dal finestrino sembrava che nulla fosse accaduto; che la vita scorresse allo stesso modo in cui scorreva prima. Le macchine ancora circolavano, sebbene fossero meno rispetto all’ultima volta che era stato a Roma. I negozi erano aperti, anche se semivuoti. Una giovane donna camminava veloce con un sacchetto della spesa. Nei volti c’era tensione ma non disperazione. Le persone non si rendevano conto delle implicazioni di quello che era accaduto. Il danno materiale di una bomba atomica lo vedono subito anche i bambini, quello di una crisi monetaria e bancaria è meno direttamente percepibile. Le persone sanno che qualcosa è accaduto ma non sono in grado di valutarne le conseguenze. Soprattutto, non sono in grado di comprenderne le cause, ed…

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