CI MANCAVA SOLO MATTEO RENZI TRA I CIARLATANI D’ITALIA

razzicazzidi LEONARDO FACCO

Nel paese degli azzeccarbugli, quello fondato su decine di migliaia di leggi e una sporta di tasse demenziali, il “mestiere di ciarlatano” è vietato, anzi è penalmente perseguibile. Per questa ragione, e nel rispetto della loro legge, uno sparaballe come Matteo Renzi andrebbe sbattuto in galera senza farlo passare dal via.

Da quando è salito sul “soglio” di Palazzo Chigi, infrangendo le promesse da marinaio che fece al collega Enrico Letta (che non s’è ancora ripreso porello), ha raccontato più frottole lui di un cacciatore a valle. Una riforma al mese! Chi le ha viste? Non aumenteremo le tasse! L’ultima della serie è il solito, ridicolo balzello sui tabacchi (20 cents) di un paio di giorni fa! Renderemo l’Italia più snella! Ma non passa giorno che il suo governo non vari una stupida norma!

Ci mancava solo che l’Europa gli fornisse un palcoscenico ancora più grande per sentirlo blaterare a rotta di collo, riempiendo giornali e televisioni amiche di ovvietà. L’ultimo suo cruccio sarebbe quello di pensare alle piccole e medie imprese. Nonostante sperassi ascoltasse i “nobili” consigli del suo collega Antonio Razzi di “farsi li cazzi sua”, il primo ministro toscano ha deciso di pensare al “nostro bene” ed ha elaborato un progetto meraviglioso. Eccolo:

  • miglioramento del contesto in cui operano le imprese,
  • incremento della produttività,
  • innovazione,
  • crescita settori tradizionali ed emergenti,
  • aumento delle tutele per i consumatori,
  • pubbliche amministrazioni più efficienti.

Notato l’originalità? Siamo alla più trita delle sequele di banalità, di fronte alle quali, purtroppo, gli imprenditori applaudono, anziché imbracciare il forcone. Mancava solo che l’ex sindaco di Firenze dicesse che si batterà per la pace nel mondo, per ridurre la fame nel Biafra, che quest’anno usciremo dalla recessione e che non ci sono più le mezze stagioni ed avrebbe potuto vincere il premio mondiale delle minchiate sui luoghi comuni più diffusi sul pianeta. Nel frattempo, noi diventiamo sempre più schiavi di questo Stato ladro.

Ripesco dal mio archivio una vecchia, ma mai passata di moda, definizione di imbecille vergata da Maffeo Pantaleoni. Sosteneva: “Qualunque imbecille può inventare e imporre tasse”. Nell’ultimo ventennio di riforme annunciate e tagli invocati, da Berlusconi a Monti, da Letta a Renzi non ce n’è uno che sfugga a questa azzeccatissima descrizione. E poi… il cattivo sono io. 

IL BUGIARDO DI PROFESSIONE

renzi_cazzaro

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