NO CLANDESTINI: SALVINI ACCELERA VERSO LA LEGA “NAZIONALE E LEPENISTA”

di G.L.M.

salvini no clandestiniCon la manifestazione anti-immigrati clandestini di ieri a Milano la Lega Nord ha fatto centro. Sia che davanti al Duomo vi fossero 50 mila persone come sostengono le fonti ufficiali, sia che ve ne fossero centounomila come hanno detto gli organizzatori, bisogna dare atto a Matteo Salvini di aver compiuto in pochi mesi un miracolo di “rianimazione” di un movimento che solo all’inizio dell’anno veniva dato prossimo alla consumazione, probabilmente all’estinzione. Salvini ha preso in mano un pressoché cadavere politico, consegnatogli dal suo predecessore Roberto Maroni, che nel frattempo aveva pensato bene di “menare le tolle” e issarsi sulla comodissima poltrona di governatore della Lombardia, ed è tornato a far correre quel Lazzaro, che oggi tutti i sondaggi elettorali danno in consolidamento intorno all’8 per cento. L’attuale segretario, con una strategia spregiudicata (vedasi ieri il coinvolgimento a Milano di CasaPaund, che solo poco tempo fa avrebbe rifuggito qualsiasi iniziativa leghista) sta proseguendo il processo di “nazionalizzaione” della Lega, la sua lepenizzazione, cioè la trasformazione del movimento da partito del territorio (del Nord) in partito dei territori (rivendicazione delle varie istanze) dell’Italia intera. E i risultati, in termini di consenso, sembrano appunto dargli ragione, favoriti anche dalla scomparsa della destra precedente. In sostanza la Lega, anche in presenza della inconsistenza politica del Movimento 5 Stelle, si sta rapidamente configurando come la vera e solo opposizione della maggioranza “renzista” che sta dominando il Paese. Vedasi anche l’ergersi dei due governatori belleriani, Maroni e Zaia, a fieri oppositori della manovra economico-finanziaria impostata dal governo Renzi.

Come si coniughi questa evoluzione verso il partito “verde-nero” come già viene chiamato con la Lega delle origini, cioè quella dell’articolo 1 dello statuto del partito, che ancora pone come obiettivo strategico l’indipendenza della Padania, è tutto da vedere. Oggi come oggi, per la verità, il cosiddetto indipendentismo leghista sembra essere mantenuto in vita più che altro per trattenere nell’alveo salviniano la base storica ancora legata al movimento, che rimane a grande maggioranza secessionista, e alla quale si cerca di non dare alcun appiglio per mollare definitivamente via Bellerio. In questo Salvini è molto aiutato dal fatto che finora nessuna alternativa credibile ha mai preso piede nell’alveo indipendentista. E tuttavia questa “base storica” col tempo rischia di divenire sempre più marginale all’interno della nuova Lega nazionalizzata.

E dunque? Molto si capirà sulla strada definitiva imboccata da Salvini da alcune scelte del prossimo futuro. La Lega saprà, potrà  e soprattutto vorrà convogliare il cospicuo consenso che sta acquisendo a sostegno del referendum per l’indipendenza del Veneto oppure se ne dimenticherà strada facendo, sacrificandolo sull’altare delle future alleanze atte a garantire la conferma del governo di quella Regione? Se dovesse prevalere questa seconda ipotesi, Salvini avrà a quel punto risolto la questione dell’ambiguità politica in cui attualmente continua a muoversi e la Lega avrà scelto il suo profilo “nazionale” che, come ci insegnano i casi scozzesi e catalani, non si può coniugare con la battaglia indipendentista. Delle due l’una: la Lega nazionale non può convivere con la Lega del territorio (del Nord).

Rubriche ControPotere