di MATTEO CORSINI
Ho letto con interesse un articolo di Carlo Deodato, Presidente di Sezione del Consiglio di Stato, pubblicato sul Sole 24 Ore. L’articolo tratta della compressione della libertà che lo Stato ha progressivamente disposto da quando è iniziata l’emergenza sanitaria. Scrive Deodato:
“Tra le tante riflessioni sollecitate dall’emergenza sanitaria in atto, merita un’attenzione particolare quella rivolta a esaminare il rapporto tra i precetti normativi finalizzati a contenere l’epidemia e la sfera dei diritti fondamentali dei cittadini. Si tratta di una questione che si presta a essere scrutinata in una duplice prospettiva: la funzione delle leggi e il rapporto tra autorità e libertà.”
Argomento molto vasto e indubbiamente interessante.
“In ordine alla prima è sufficiente osservare che le leggi non servono a eliminare il male dal mondo (come creduto da alcuni), ma possono, al più, tentare di correggere, senza alcuna pretesa catartica, la
Siamo al “normale” capovolgimento dell’ordine delle cose. E’ ritenuto “fisiologico” da parte dello Stato recuperare l’evasione fiscale con una tassazione iniqua, multare il contribuente per insignificanti ritardi e ritardare invece sistematicamente il pagamento dei debiti.. In questo contesto “è permesso ciò che è consentito” spodesta facilmente “è vietato ciò che non è consentito”.