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Coronavirus, l’app di stato e le libertà individuali

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di AURELIO MUSTACCIUOLI

Leggo discussioni tra chi si rifiuta di usare la App Immuni per principio e chi invece è a favore. Il problema, come al solito è il livello di statalismo; che nel nostro caso è altissimo.

È giusto e necessario avere chiari quali sono i diritti naturali negativi che uno stato non deve violare, e farne un riferimento etico. Tuttavia è pragmatico prendere atto che uno stato inevitabilmente è ingiusto e in qualche misura viola tali libertà, e comunque i cittadini lo accettano.

Quando però il livello di violazione diventa insopportabile per la maggioranza, allora si sfocia nella ribellione. I popoli educati al rispetto della libertà sono più vigili, perché hanno una soglia di sopportazione più bassa, ma anche i popoli schiavi, prima o poi arrivano a un punto di rottura.

Una App come Immuni, può essere fatta bene o male, può violare la privacy o meno. Resta il fatto che rispetto alla prigionia forzata del lock down è sicuramente meno lesiva. Tuttavia, da noi ormai lo statalismo è fuori controllo, e la App si SOMMA al lockdown, e tutte le continue restrizioni di libertà.

In questa situazione, anche una App che potrebbe aiutare a risolvere un problema, fa nascere legittimi sospetti. Quel rapporto di fiducia tra stato e cittadino, se mai c’è stato, è ormai definitivamente compromesso. E la causa è proprio l’eccesso di statalismo.

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