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Covid, il bollettino dei decessi è un falso colossale

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di EUGENIO CAPOZZI

Questo è l’andamento della mortalità generale in Italia nell’ultimo anno, aggiornato alla metà di marzo. Come si vede, da dicembre la mortalità è nella norma, sia al Nord che al Centro-Sud.

Se ne deduce che il dato delle centinaia di morti di Covid fornito ogni giorno è evidentemente falso. Se un’epidemia nuova fa un certo numero di vittime, infatti, queste si dovrebbero aggiungere alle morti giornaliere per altre cause, alzando la mortalità generale. Altrimenti bisognerebbe ipotizzare che all’aumento dei morti causati dall’epidemia corrisponda “miracolosamente” una diminuzione dei morti per altre patologie fortemente incidenti (soprattutto tumori e malattie cardiocircolatorie).

Ma perché mai ciò dovrebbe avvenire? Sono stati trovati e applicati rimedi miracolosi per il cancro o per il cuore ultimamente in Italia? Non pare. Anzi, è da tempo accertato che la concentrazione del sistema sanitario sul Covid e la psicosi hanno danneggiato le terapie e ritardato gli screening per tutti gli altri malanni: tanto che almeno il 30% dell’eccesso di mortalità registrato nella primavera e nell’autunno del 2020 non è dovuto al Covid ma proprio a questi fattori.

Dunque quando ogni giorno diffondono il dato terrorizzante che 300, 400, 500 persone sono morte di Covid, giustificando con quelle cifre le intollerabili cancellazioni delle libertà individuali, dell’economia, della scuola, della cultura che da un anno ci vengono imposte con la forza, sapete con certezza che si tratta di una ignobile bugia. Quei morti sono evidentemente morti in massima parte per le stesse cause per cui morivano le persone negli anni precedenti, e sono stati “etichettati” come morti di Covid solo perché risultati anche positivi, chissà quando, ad un tampone.

Tutte le cifre che ci vengono fornite quotidianamente sono false e gonfiate. Il numero dei casi positivi è gonfiato di almeno 3 volte perché in esso vengono calcolati tutti i tamponi ripetuti alle stesse persone (come ha inconfutabilmente dimostrato lo statistico Luca Pacioli).

I “positivi” almeno per tre quarti non sono malati, perché i tamponi rilevano tracce genetiche del virus anche in gente in cui l’infezione è finita da tempo, o è totalmente asintomatica. I morti almeno per tre quarti, se non di più, sono morti di altro.

Essere consapevoli della falsità dei dati su cui si basa la “narrazione” allarmistica che serve a imporre la restrizione delle libertà è il presupposto essenziale per rivendicare quelle libertà con convinzione, inflessibilmente e senza esitazioni. Benché quand’anche i dati fossero molto più preoccupanti dal punto di vista sanitario, ugualmente non ci sarebbe alcuna giustificazione per comprimere, in nome della “guerra” al virus, i diritti fondamentali dei cittadini e la normale vita della società. Tanti paesi al mondo non lo hanno fatto, e i loro risultati sanitari non sono peggiori, anzi quasi sempre sono migliori, di quelli dell’Italia e di altri che hanno puntato ostinatamente su politiche di confinamento indiscriminato.

(Fonti: sistema di sorveglianza SISMG del ministero della Salute. Grazie a Gianmaria Leotta per la ricerca)

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2 COMMENTS

  1. Si, ci sono molte cose da spiegare ed in teoria, nonché in pratica, molte responsabilità da imputare, però tra le città del nord non vedo il nome che rafforza il percentile più acuto, forse perchè Bergamo deve essere già canton Grigioni de hòta. La disperazione, la solitudine, e l’abbandono patiti all’esordio del virus non si possono schiaffare in grafico. Agli inventori del protocollo: tachipirina e vigile attesa andrebbe dato il premio Dott. Josef Mengele.

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