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Da oggi, torniamo ad essere medici

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di LUCA SPECIANI

E così da oggi Novembre torniamo ad essere medici. Grazie. Era un atto dovuto.
Essere stati tenuti ai margini dell’attività sanitaria per la sola colpa grave di avere mantenuto la mente libera dai condizionamenti dei produttori di vaccini e aver scelto di proteggere i nostri pazienti e le nostre famiglie, invece del nostro conto in banca, resta uno degli episodi più vergognosi della storia del nostro paese. Ora, vi prego, si passi alla fase successiva.

In primis pretendiamo delle scuse (non solo a noi ma a tutti coloro che sono stati obbligati a questa vigliacca sperimentazione pena la perdita del lavoro: sanitari, forze armate, insegnanti, studenti). Molti, tra questi, hanno avuto la vita distrutta da miocarditi, pericarditi, infarti, ictus, gravi recrudescenze erpetiche, cancri, malattie autoimmuni (quasi 5.000.000 di danneggiati nella sola Europa, dati Eudravigilance/EMA). Poi si passi ai risarcimenti. Equi e soddisfacenti, per chi ha perso lavoro, salute, affetti a causa della miopia (o della malafede) di tutti i complici di questo gioco allo sterminio che aveva il nome di “grande reset”, come teorizzato da Schwab a Davos.

Non pensino quindi i tanti complici di Speranza, modesto burattino nelle mani di “filantropi” assassini, di passarla liscia. Il ministrino non ha infatti agito da solo ma fiancheggiato da politici, giornalisti, virostar, CTS, magistrati, giornalisti. Che dovranno rispondere delle proprie omissioni (e dei loro conflitti di interesse) con il loro patrimonio. E dei loro omicidi con la perdita della libertà. I dati, ormai, sono infatti sotto gli occhi di tutti (bastino per tutti le ammissioni Pfizer all’UE) e solo un cieco può non vederli.

Patetici i colpi di coda da pesce agonizzante dei Mentana, dei Parenzo, dei Burioni, dei Fazio, delle Ronzulli. Leggere oggi i loro ridicoli passi indietro (si, beh, in parte è vero, però…) fa solo venire il vomito. L’ho scritto con chiarezza ne “I sacrificabili” con un anno di anticipo sui fatti: i burattini che hanno goduto, da beceri ignoranti, di fama ed esposizione mediatica supportando il regime, quando il progetto crolla diventano sacrificabili. È ciò che succederà al fantoccio Speranza, unico in aula con quel marchio d‘infamia chiamato mascherina, sui cui appalti ci auguriamo venga fatta presto luce, così come su tamponi e banchi a rotelle. Scandali degni del paese di Arlecchino e Pulcinella.

Se però pensano, sacrificando il pagliaccio di turno, di passarla liscia, si sbagliano. Come descritto nella conclusione de “I sacrificabili” (che aveva previsto tutto) saranno presto o tardi chiamati a rispondere delle loro malefatte. Chi con l’oblio, chi con la galera. Perché l’omicidio in questo paese è ancora un reato.

Dormite sereni, ragazzi de “La Sapienza” che manifestate oggi contro il fascismo, e che non vi siete accorti, giusto l’altro ieri, che veniva impedito ai vostri genitori di accedere al posto di lavoro (nel silenzio dei sindacati) e ai vostri coetanei di fare sport se non sottostavano al vile ricatto cui voi avete miseramente ceduto per poter continuare a godervi l’aperitivo. Non auguro a nessuno, una volta indegnamente laureati, di cadere sotto le vostre mani per la progettazione di un ponte o l’asportazione di una cistifellea. Ho vergogna per voi.

A noi, medici e sanitari coraggiosi, che non abbiamo avuto paura del potere e abbiamo affrontato a testa alta, senza escamotage, la perdita del lavoro e gli insulti dei minus habens, l’onore di aver rappresentato, insieme a uno sparuto gruppo di altri resistenti, la parte migliore di questo paese, che forse, un domani, anche grazie a noi, potrà ancora dirsi libero, fiero e sovrano.

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2 COMMENTS

  1. Dottor Speciani, per favore non alimentiamo illusioni. La passeranno liscia eccome! A chi dovrebbero rispondere? Alla magistratura italiana? Figuriamoci. Sono troppo protetti anche a livello internazionale, nessuno oserà toccarli. Rassegnamoci e rinunciamo alla speranza di avere una Norimberga due. E attendiamoci di riaverli sulle spalle quando a loro piacerà.

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