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Del “Ponte Morandi” e di altre storie nascoste dalla TV

Da leggere

di PIERGIORGIO MOLINARI

Lo so che sono fuori moda: mentre nell’immagine del profilo su Facebook, in questi due anni, voi avete via via diligentemente sostituito “andrà tutto bene” prima con “io resto a casa”, poi con  “io mi vaccino”, e adesso mostrate fieri la bandiera ucraina – sempre convinti di salvare il mondo con queste stronzate – io  sono ancora qui a parlare della terribile influenza cinese.

Ad esempio, citando lo studio che ha analizzato il modo in cui i media hanno trattato la pandemia: “Il monitoraggio dei sette telegiornali più mainstream (Tg1, Tg2, Tg3 nazionale, Tg4, Tg5, Studio Aperto e Tg La 7) rivela che la ‘Great Barrington Declaration’, un documento pubblicato il 4 ottobre 2020 da tre medici di chiara fama (Martin Kulldorff, di Harvard; Sunetra Gupta, di Oxford e Jay Bhattacharya di Stanford) e firmato da oltre 15.700 scienziati e 46.700 medici, nel quale si raccomandava di proteggere i fragili ma di lasciare che le persone non a rischio vivessero normalmente NON è stata citata nemmeno una volta”.

Ecco: mentre voialtri sventolate orgogliosi le bandierine assieme al green pass, parlando tronfi di morale, di giustizia e di libertà in un paese dove qualche milione di vostri compatrioti non può neanche entrare in un bar per pisciare e qualche decina di migliaia di sventurati è stata uccisa dalle scelte criminali un governo di assassini e di idioti, io continuo a ricordare a me stesso perché vi disprezzo.

Cosa c’entra il Ponte Morandi nel titolo? Perché il crollo di quel ponte – lasciato senza manutenzione e chiaramente pericolante – che nell’agosto di quattro anni fece 43 morti ancora non ha un colpevole. Non i Benetton, proprietari delle società responsabili del ponte; non i  dirigenti di tali società, i quali falsificarono i report che avrebbero obbligato a fare i lavori di messa in sicurezza.

Ma voi vi siete dimenticati di tutto, impegnati com’eravate a cambiare le scritte e a mettere le bandierine sul profilo, convinti che sul ponte, e in guerra, tanto ci va sempre qualcun altro.

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