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Discriminazione, green pass, sacralità della proprietà privata, liberismo e fascismo

Da leggere

di ALEX SWAN

Facciamo chiarezza! La discriminazione è un valore, ma è un valore unicamente su base  personale, individuale e volontaria. Ognuno di noi discrimina ogni giorno e più volte al giorno; pure i comunisti, anche se si rifiutano di ammetterlo, ed è assolutamente naturale.

Discriminiamo quando scegliamo chi frequentare qualcuno, discriminiamo un fornaio piuttosto di un altro, discriminiamo il caffè, discriminiamo quando scegliamo chi sposare, discriminiamo sempre, pure quando ascoltiamo un brano piuttosto di un altro. La discriminazione individuale è una costante positiva della nostra vita, la libertà di scelta, serve a farci stare meglio e a vivere contenti.

Non è forse vero che a qualcuno piacciono gli uomini con la barba, ad altri piacciono glabri? C’è chi ama la donna col pelo o le donne coi capelli rossi, inutile raccontare la favola che non sia così. È così! La discriminazione è alla base delle nostre scelte, non è umanamente possibile farsi piacere tutti. È una balla con le gambe cortissime.

Per contro, se a discriminare è una legge di stato, si chiama fascismo, o comunismo, che son poi la stessa cosa. Il pericolo discriminatorio è dato dalla legge di stato. Obbligare per legge a discriminare i biondi sarebbe inaccettabile, mentre nessuno può obbligare nessuno a farseli piacere.

La verità che sta dietro alla logica discriminatoria obbligata del green pass, è data dal fatto che viviamo ormai in un mondo distopico e fortemente ipocrita. Per legge un barista è obbligato a servire tutti, tranne chi decidono loro. Se crediamo nella sacralità della proprietà privata, nel mio bar servo chi mi pare e piace, e non servo chi non mi va, foss’anche per capriccio o perché quel giorno ho i coglioni girati.

April 5, 2021, Brazil. In this photo illustration a symbolic COVID-19 health passport seen on a smartphone screen

Allo stato non può essere permesso di decidere arbitrariamente come comportarmi fra le mura che mi appartengono. La verità è che quelle mura, ormai non ci appartengono più, siamo proprietari con riserva. Lo stato decide pure gli orari di apertura e chiusura (follia), e pretende comunque il 55% degli utili, nonostante mi impedisca per legge, di decidere autonomamente e al meglio, come gestire la mia attività.

In un mondo libero, ognuno dovrebbe essere libero di decidere se fare entrare o meno chi è vaccinato, chi non è vaccinato, o entrambe. In un mondo veramente libero, se decido di servire solo nani, sono cavoli miei. In un mondo libero, se non voglio tedeschi nel mio bar son cavoli miei. In un mondo libero se non voglio neri o ebrei, sono cavoli miei.

Il problema nasce quando è una legge di stato a dirmi di non servire neri, ebrei o non vaccinati. Questo è il dramma, questa è la realtà

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