DOPO QUESTA PANDEMIA, VORREI CHE IL VENETO ALZASSE LA TESTA

di ALESSANDRO MORANDINI

Quando questa mascherata, anzi quando questa mascherina sarà terminata, si faranno i conti. La parola conti porta la mente dei Padani non meno di quella dei Veneti al portafoglio. Ma saranno, alla fine di questa storia di terrore, di malattia e di potere, anche altri i conti da fare. Ed i conti, le statistiche, la logica, dovranno fare tutto il possibile per conquistare un palcoscenico adeguato. Nicola Rossini ci ha raccontato le sofisticate tecniche che il potere politico, nella sua versione più crudelmente statalista, adotta oggi. E’ un articolo da leggere.

L’esperienza che è maturata in questi giorni di Corona nel mondo libertario, indipendentista ed ancora saldamente legato alle tradizioni (anche le tradizioni sono tecniche, spesso sofisticatissime), sembrerebbe utile. Proprio facendo i conti, considerando con attenzione i dati epidemiologici, quelli noti e quelli ignoti perché non rilevati; ascoltando le voci provenienti dal caos che si è andato producendo grazie ai provvedimenti ansiogeni del governo; valutando lo spettacolo terrorizzante trasmesso dalle televisioni di stato; riflettendo sulle le litanie senza musicalità ripetute da esperti titolati e senza anima; riconoscendo gli spunti di resistenza del popolo (dove c’è ancora un popolo, ed in Veneto il popolo c’è eccome); proprio facendo ricorso a tutta la razionalità ed all’immaginazione di cui siamo capaci possiamo ipotizzare qualche scenario futuro, che potrebbe non essere così diverso rispetto a quello d’un recente passato (e qui possiamo quantificare la parola “recente”: 100, più o meno 100 anni fa, quando il mondo non si presentò identicamente come oggi si presenta, ma, per alcuni aspetti, simile).

Essendo queste pagine casa degli indipendentisti si può, anzi si deve, nell’ipotizzare, ripartire da quell’indignazione che in altre occasioni è stata presa in esame, e che sembrava non riguardare più i Veneti. Si è manifestata nel corso degli ultimi anni, ma ingessata, distratta, anche a causa della pochezza del mondo indipendentista, incapace di generare quello stesso palcoscenico dove andranno, se saremo seri, fatti i conti. Oggi però il governo italiano ha deciso di spaventare, usando l’unica risorsa di cui disponeva per non cedere alla democrazia il suo spazio.

Non è successo così, mi sembra, in Germania, in Svizzera, in Olanda, paesi in cui razionalità ed amore non si contraddicono. E’ stato, quello del governo italiano, un atteggiamento che denuncia una terribile mancanza non dico d’amore, ma almeno di rispetto verso il popolo, verso le persone. E questo atteggiamento, quando si cala la maschera, anzi la mascherina ai potenti, indigna il popolo

Così non si può attribuire a questa operazione il titolo di bio-politica. Il governo, tutti i protagonisti dello stato italiano non hanno, mi sembra, usato anche il più piccolo briciolo di vita per procurare qualche genere di ricchezza: sono stati primitivi. Hanno usato, come sembra confermarci Rossini, l’immagine della morte per poter continuare a sperare, ancora oggi, ancora in questi giorni, di vincere la loro piccola lotta politica contro gli avversari. Verranno, certo, a dirci che ci hanno salvati chiudendoci in casa, distribuendo le mascherine. E’ una tecnica inaccettabile perché nel conto bisognerà metterci anche persone decedute per lo spavento, che avrebbero potuto vivere ancora per anni.

O qualcuno vuol dire che l’apprensione, insieme a geni, virus ed alimentazione non entrano nel meccanismo che genera il processo vitale e la sua fine? Non è stato giusto ciò che è stato fatto. Perché produrre e diffondere molecole di paura, contagiare un popolo fin nel più profondo livello biologico, laddove quelle molecole produciamo a nostra insaputa? Per uno scatto di qualità, forse? Beh se questo è, allora dal Veneto lo scatto di qualità potrebbe partire davvero: potrebbe davvero essere il Veneto il palcoscenico da dove iniziare a fare, seriamente, i conti epidemiologici ed i conti con i nostri paradigmi politici, poggiando la lotta sul desiderio di indipendenza e su ciò che, nel corso degli ultimi anni, questo desiderio ha prodotto. E questo, dopo una pandemia, è uno scenario possibile.

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