EBOLA, IL VIRUS ALLARMA IL MONDO. RISCHIO CONTAGIO BASSO IN EUROPA

EBOLAdi REDAZIONE

L’Africa occidentale fa fronte alla epidemia di ebola, un’epidemia senza precedenti che ha gia’ contagiato 1.201 persone delle quali 672 sono morte. E adesso il timore e’ che il micidiale virus si diffonda ad altri continenti. Lungi dall’esser sotto controllo, i contagi da ebola aumentano in maniera non controllata in Guinea Conakry, Sierra Leone e Liberia dove gli sforzi delle autorità e del personale sanitario non sono riusciti finora a fermare il virus, per il quale non c’e’ un vaccino, ne’ un trattamento specifico.

E intanto il virus si propaga ed e’ già arrivato in Nigeria, il Paese piu’ popoloso dell’Africa, dove lo scorso giovedì si e’ registrata la prima vittima: un uomo che si recava a Lagos in aereo dalla Liberia ed e’ stato ricoverato proprio nella capitale economica nigeriana con sintomi preoccupanti, dove e’ morto. Per far fronte alla crisi in Liberia, dove sono già morte 129 persone, sono state chiuse le scuole, diverse comunita’ sono state poste in quarantena con accesso limitato solo al personale sanitario, e’ stato ordinato di rimanere a casa per 30 giorni a tutto il personale governativo non essenziale. Intanto la compagna aerea panafricana ASKY, che serve 20 destinazioni, ha fermato tutti i voli da e per la Liberia e la Sierra Leone.

Proprio in Sierra Leone uno dei medici-eroe che lottava contro il virus: Omar Khan, a capo del principale centro contro il virus a Kenema, 320 chilometri a est della capitale Freetown, era stato contagiato la settimana scorsa e ricoverato in una clinica di Medici Senza Frontiere. 

L’Ue e’ in allerta, anche se la Commissione europea ha fatto sapere in una nota che il rischio che si diffonda in Europa e’ “basso”. Fonti anonime pero’ fanno notare che tutto e’ pronto per curare eventuali vittime. La Commissione – che ha inviato esperti nelle aree colpite, per aiutare le vittime e cercare di prevenire il contagio – ha gia’ annunciato di aver stanziato un finanziamento extra di due milioni di euro per cercare di evitare che l’epidemia finisca fuori controllo. Piu’ allarmato il direttore delle operazioni di Medici senza Frontiere, Bart Janssens: l’epidemia e’ “senza precedenti, assolutamente fuori controllo e la situazione puo’ solo peggiorare”, con il “rischio reale” che vengano colpiti “altri Paesi”. Il livello di allarme e’ molto alto nel Regno Unito, Paese che ha molti legami con l’Africa occidentale, soprattutto con la Nigeria: un’agenzia del ministero della Salute ha già diramato un’allerta nazionale per tutti i medici del Paese, nel timore che il virus – letale anche fino al 90% dei casi – possa arrivare e diffondersi. Il ministro degli Esteri, Philip Hammond, ha presieduto oggi un Cobra meeting, una riunione interministeriale convocata solo in casi di questioni di urgente priorita’, presenti esperti del settore. Al momento, ha assicurato Hammond, non ci sono casi di britannici contagiati, ma -ha detto- anche il premier, David Cameron, considera l’epidemia una “minaccia molto seria”. 

Ma ormai l’allarme e’ un po’ ovunque: in Canada un medico si e’ messo in quarantena per precauzione dopo aver trascorso settimane in Africa occidentale. A Hong Kong una donna e’ stata messa in quarantena perché, tornata dal Kenya, si e’ sentita male. Per oggi un’unica notizia positiva: stanno meglio i due americani che si sono contagiati in Liberia: Kent Brantly, un medico 33enne padre di due bambini, e Nancy Writebol, missionaria laica, fanno parte di un team di una ong, Samaritan’s Purse, che lavora da anni contro ebola. In queste settimane, Brantly ha lavorato all’interno del reparto di isolamento nel centro ospedaliero gestito dalla loro organizzazione, a Monrovia; lei era addetta alla disinfestazione delle tute di protezione indossate proprio dal personale sanitario come Brantly. Si sono ammalati entrambi (per fortuna innvece la moglie, e i due figli di lui, di 3 e 5 anni, tornati in Usa a casa la scorsa settimana per un viaggio programmato da tempo, non mostrano sintomi preoccupanti). Le condizioni dei due missionari americani sono ancora molto preoccupanti, ma sembrano leggermente migliorate. 

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