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Ecco il 69° segnale della ripresa: chiude carapelli, 98 senza lavoro

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oliodi LUIGI CORTINOVIS

Sarà che l’Italia è diventata più attrattiva, secondo il governo, ma i fatti ci raccontano di altro. Tipo ad Inveruno, nel milanese, dove una impresa storica, con marchio blasonato molla e se ne va altrove.

La spagnola Deoleo detentrice del marchio Carapelli ha fatto sapere le sue intenzioni per il 2017: su 136 dipendenti attualmente al lavoro nel sito produttivo dell’ovest Milano, 98 verrebbero quanto prima messi in mobilità. Vero e proprio preludio del licenziamento. I 38 rimanenti – la parte amministrativo-impiegatizia dell’azienda – sarebbero salvati, ma non si sa per quanto ancora. Una parziale, residuale produzione d’olio verrebbe mantenuta solo nell’altro impianto Carapelli di Tavarnelle Val di Pesa, in Toscana, ma per essere progressivamente spostata a casa, negli stabilimenti di Cordova e Malaga.

Come in tutti questi casi, solita nenia dei sindacati, con aggiunta di un po’ di piagnucolio patriottardo: “a rischio l’italianità non solo del brand Carapelli ma anche di quelli Sasso e Bertolli, le altre due famigliari etichette del Belpaese possedute da Deoleo”. Stavolta, anziché “colpa della Merkel”, i parassiti se la potranno prendere con Rajoy.

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