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Esultavano per i tassi a zero e il Quantitative Easing, ma adesso è arrivato il conto

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di MATTEO CORSINI

Ha generato molte critiche quanto affermato nell’ambito di un podcast da parte del capo economista della Bank of England, Huw Pill. Il passaggio incriminato sarebbe questo:
  • In qualche modo nel Regno Unito, qualcuno deve accettare che sta peggio e smettere di cercare di mantenere il proprio potere di spesa reale aumentando i prezzi, sia che si tratti di salari più alti o di trasferire i costi energetici sui clienti”.
Le critiche, prevedibilmente, hanno riguardato la parte in cui Pill invita a non fare richieste di aumenti salariali tali da compensare la perdita di potere d’acquisto già subita. Il passaggio è stato estrapolato da un ragionamento generale, in cui Pill ha evidenziato che, dato che il Regno Unito è importatore di beni i cui prezzi sono saliti molto più dei prezzi dei beni e servizi che esporta, una perdita di potere d’acquisto a livello macro è inevitabile. E la capacità di recupero dipende dal potere contrattuale relativo.
Ho l’impressione che a Pill sia imputata più che altro la mancanza di ipocrisia, come se non dire qualcosa di abbastanza palese fosse sufficiente a rendere diversa la realtà. Che una volta messo in moto l’effetto Cantillon sia pressoché impossibile ripristinare la situazione ex ante (sarebbe come cercare di far rientrare il dentifricio nel tubetto una volta uscito) dovrebbe essere chiaro, per lo meno a chi ha una qualche conoscenza dell’economia monetaria. E purtroppo la perdita di potere d’acquisto, proprio per via dell’effetto Cantillon, non è dolorosa per tutti allo stesso modo.
La vera critica che si potrebbe muovere a Pill è piuttosto la sua (peraltro prevedibile) mancanza di autocritica in merito alla politica monetaria negli anni precedenti la fiammata inflattiva. Che sarà certamente stata esacerbata dalle strozzature dell’offerta dovute ai lockdown e anche all’invasione russa dell’Ucraina, ma senza l’abbondante benzina monetaria creata dalle principali banche centrali (BoE inclusa) negli anni scorsi, con una forte accelerazione proprio durante la pandemia, non avrebbe avuto le dimensioni di cui stiamo sperimentando dolosamente gli effetti.
Chi ora critica le banche centrali perché stanno più o meno maldestramente cercando di rimuovere parte degli stimoli monetari elargiti in abbondanza per anni, dovrebbe rendersi conto che la situazione odierna non sarebbe questa senza quegli stimoli accolti allora con grande esultanza.

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