FISCO, SALVINI ANNUNCIA LA RIVOLUZIONE. LO FECERO ANCHE BOSSI E MARONI…

di LEONARDO “EVASO” FACCO

Ci risiamo, la Lega Nord rilancia lo sciopero fiscale”. Dopo Bossi e Maroni, ora è il turno di Salvini (che del “capo” è un clone in versione 2.0) dire che è arrivato il momento di disobbedire al Fisco.

L’ultima volta è toccato a Roberto Maroni, eravamo nel 2012, salire su un palco a Verona e annunciare la rivolta contro l’IMU. Non ci ha creduto nessuno ovviamente e l’attuale governatore della Lombardia non faceva altro che pronunciare slogan utili per gli allocchi e per la sua successiva campagna elettorale per le Regionali in Lombardia, che ha vinto grazie all’appoggio del PDL (dopo aver detto che sarebbe corso in solitudine).

Domenica scorsa, a Padova, è stata la volta del picaresco Matteo che – senza mezzi termini – ha dichiarato: “Noi stiamo parlando di una rivoluzione fiscale, altro che 9 dicembre e movimento dei forconi, noi il 14 novembre lo Stato italiano lo facciamo saltare per aria”. E su questo dobbiamo lavorare […] se decidiamo che andiamo a fare la guerra, senza armi, andiamo a farla, se decidiamo che andiamo a sfidare lo Stato italiano il nostri unico scopo dev’essere quello. Secondo me hanno paura, è un’Unione Sovietica europea, e chi ha paura delle idee dei cittadini crolla nel giro di poco noi dobbiamo essere pronti perché la situazione è disperata”. Come non condividere queste parole? Benissimo! Però…

Sì c’è un però: resistere al fisco è una cosa seria, è il sale di tutte le rivolte e rivoluzioni che la storia ci ha fatto conoscere. La Lega Nord, concedetemelo visti i risultati, seria lo è poco. La sua storia soprattutto (i fatti dunque, non gli annunci che servono a chi non ha memoria, tipo i giornalisti) è fatta di una sequela di promesse non mantenute e fra queste – vado a ripescare dal mio archivio – le più clamorose hanno attinenza proprio con la disubbidienza fiscale.

Nell’ottobre del 1993, sui muri di tutto il Nord campeggiavano manifesti a favore della “Rivolta Fiscale” come fosse una nuova “Lotta di Liberazione”. A grandi lettere Bossi ricordava ai cittadini che “nella storia la rivolta fiscale è stata la risposta delle persone capaci, meritevoli e intraprendenti, contro lo strapotere degli incapaci e dei parassiti”. Nel 1996, venne stampato dal “Governo Provvisorio della Padania” – in decine di migliaia di copie – il “Manuale di resistenza fiscale”, di matrice migliana, rimasto naturalmente lettera morta.

Un’altra “battaglia ferale” che lanciò il Carroccio a metà Anni Novanta, fu quella contro il “canone Rai”. Il capo, lancia in resta, si sperticò nel dire di smettere di pagarlo. Aderirono in moltissimi, stracciando i bollettini che venivano, come ogni anno, recapitati loro per posta. Il problema è che Bossi dopo le roboanti dichiarazioni lasciò al loro destino tutti coloro che lo fecero, con la conseguenza che un sacco di leghisti, e non, si ritrovarono a dover pagare i bollettini dell’U.R.A.R. qualche anno dopo oberati di salatissime multe.

Dalla “Festa dei popoli padani” a Venezia, nel 2007, il capo tornò a tuonare contro le tasse. Per l’occasione, la “rivolta fiscale” si articolava in 13 punti. Eccoli:

1- “Non sottoscrivere in dichiarazione dei redditi l’otto per mille a favore dello Stato, ma farlo a favore della Chiesa cattolica o delle altre istituzioni previste dalla legge. Pensiamo alla nostra anima, tanto lo Stato, al posto di far benificienza, questi soldi li butta via”.

2- “Gioco degli undici denari: nel caso di omesso versamento di tasse fino a 11 euro, compresi sanzioni e interessi, lo Stato per legge non le recupera e pertanto un’auto-riduzione di 11 euro di ogni contribuente non verrà recuperata né sanzionata”.

3- “Non adeguarsi agli studi di settore, come modificati dal governo Prodi, in caso di completo discostamento rispetto al proprio reddito”.

4- “L’astensione dal gioco: astenersi dall’acquisto di biglietti delle varie lotterie dello Stato, dalla partecipazione al lotto, Superenalotto, eccetera, e dall’acquisito di gratta e vinci e dall’utilizzo di macchinette mangia-soldi. Nel 2006 le spese per gioco degli italiani sono state 38,5 miliardi di euro. Ciò comporterà un enorme danno all’erario e una salvaguardia dei nostri risparmi e delle nostre famiglie, visto che la spesa media pro capite per gioco ogni anno è di circa 2000 euro e tenuto conto di queste cifre ci si rende conto che quello che si spende per il gioco è una vera follia, ingrassa lo Stato e depaupera i bilanci familiari”.

5- “Regioni ed enti locali grassi e Stato magro: lo Stato non sanziona chi (sbagliando) in sede di dichiarazione dei redditi paga i propri tributi alle regioni o agli enti locali e non allo Stato”.

6- “Lettera al datore di lavoro: il punto precedente non vale per il lavoratore dipendente che pertanto può sollecitare all’errore il proprio datore di lavoro”.

7- “Abolizione del sostituto di imposta: in passato la Lega presentò un referendum per abrogare il sostituto d’imposta ovvero il fatto che ai lavoratori dipendenti fossero prelevati alla fonte i tributi mese per mese. Il referendum fu respinto in quanto inammissibile, trattandosi di materia tributaria (il referendum lo presentarono i radicali, nda). A breve verrà depositata una proposta di legge di iniziativa popolare in modo che anche il lavoratore dipendente possa ricevere una busta paga al lordo dei tributi e che lo stesso possa pagarli, come il lavoratore autonomo, dopo aver fatto tutte le necessarie detrazioni e deduzioni”.

8- “Bot e Cct: astensione dall’acquisto di titoli di Stato e quindi del debito pubblico. Non si può sottoscrivere titoli di uno Stato che li usa solo per fare spesa pubblica o degli investimenti a perdere”.

9- “Bor: acquisto in alternativa al punto precedente di buoni ordinari emessi dalle regioni o dagli enti locali che consentiranno l’autofinanziamento delle proprie infrastrutture. Mai più una lira per la Salerno-Reggio Calabria, ma per la Pedemontana, il passante di Mestre”.

10- “Vademecum del cittadino: paghiamo montagne di tasse che non avremmo dovuto pagare per ignoranza o superficialità. Lo Stato ci frega già molti dei nostri soldi, facciamo almeno in modo di non regalargliene altri”.

11- “Vademecum dell’amministratore: tutti i metodi per gli amministratori degli enti locali per far ingrassare i comuni e mettere a dieta lo Stato”.

12- “Non acquistiamo più prodotti dalle aziende bidoni dello Stato ma scegliamo soluzioni alternative: basta carburante dall’Agip, basta energia elettrica dell’Enel, basta acquistare biglietti o prodotti dallo Stato, scegliamo il privato che rischia del proprio e lavora e non uno Stato che mantiene i fannulloni”.

13- “Alitalia: non acquistare più biglietti Alitalia e, ove presenti, utilizzare sempre vettori alternativi”.

Roba da burlesque, no? Non solo non hanno messo in pratica un solo punto di quelli enumerati qui sopra, ma l’anno successivo– insediatisi al governo con Berlusconi – iniziarono a foraggiare in grande stile “Roma ladrona”. Dalla rivolta fiscale alla magnata capitale il passo è stato brevissimo. Morale della favola? Bossi è spiaccicato a Totò quando interpretava il falsario. Salvini è la sua riproduzione per partenogenesi. Una delle battute migliori del comico napoletano era questa: “Quello che ho detto ho detto. E qui lo nego”! Identica a quelle dei segretari federali padani! Per chi ha memoria ovviamente.

Aggiungo una nota a margine: la “rivoluzione fiscale” annunciata da Salvini, sostenuta da Zaia ed applaudita dai militanti tutti, avverrà il 14 novembre (un solo giorno?) prossimo. Magari – (dipenderà dai contenuti e dal modus operandi) parteciperò anche io, visto che contro il fisco mi batto da almeno un decennio. Spero, per una volta, di essere smentito.

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