di LEONARDO FACCO
Essere contrari al Leviatano europeo non è una colpa, tantomeno un'eresia. Troppo comodo e sospetto, invece, essere “anti-europeisti” quando lo sono più o meno tutti e, soprattutto, quando conviene elettoralmente. Oggi, Matteo Salvini, pur non rinunciando allo scranno da europarlamentare (tale quale Borghezio o altri che si sono arricchiti facendo gli euro-deputati in salsa italo-padana), fa del “Via da Bruxelles e dall'euro” la ragione di vita del partito di cui è stato eletto segretario da poco.
Per chi conosce la storia della Lega (e anche di Salvini, arcinoto yes-man bossiano) sa bene che il Carroccio è stato europeista per lungo tempo, anti-europeista a corrente alternata, ma sempre senza mai avere un briciolo di rigore teorico rispetto a quel che andava predicando.
Nel 1989 sui manifesti che elaborava Bossi in persona appariva questo slogan: “Sì all’Europa che sposta il capitale e non i lavoratori”. Nel 1983, nel programma elettorale
L’europa come patria allargata comune è una favola sotto ogni aspetto.
Non è mai stato e non sarà mai così.
Per semplificare, l’hanno messa in un bigoncio e ogni tanto rimestano pensando di migliorarla.
In realtà è come la merda.
Più la rimesti , più puzza.
Ecco l’europa.
Quanto ha detto o fatto la lega nel passato e fino ad oggi, ebbene non conta un tubo.
Come diceva bossi in uno dei suoi momenti di creatività , si tratta di una scorreggia nello spazio.
Affanculo lega e europa.