di ANDREW TORBA* La censura è uno strumento di repressione vecchio come la civiltà. Combatterla è sempre stato pericoloso: Socrate fu condannato a morte nel 399 a.C., soprattutto perché si rifiutò di assecondare una commissione di censori moralizzatori. Oggi le pene tendono ad essere meno severe (almeno in alcuni Paesi occidentali). Più comunemente, l’antica minaccia della censura assume ora la forma di riprovazione sociale imposta da orde online che si paventano come rappresentanti deggli interessi di gruppi minoritari oppressi, ovvero orde di persone che pretendono, quasi sempre senza fondamento, di parlare a nome di questi gruppi, promuovendo al tempo stesso le proprie ristrette agende politiche. Questo sforzo a censurare ottiene il sostegno ideologico da parte di studiosi che promuovono la “intersezionalità” e teorie simili, che attingono in larga misura dal pensiero marxista e post-marxista sull’economia e sui rapporti di potere. Incoraggia inoltre gli aderenti a vedere il mondo attraverso una lente che vede solo “oppressione e necessità di rivoluzione”. Come nel marxismo, l’intersezionalità presenta le…















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