GRANDI VIRUS E PICCOLI STATI

di PAOLO L. BERNARDINI Scrivo da una Como sotto assedio. La nostra università – insieme a tutte quelle lombarde, e non solo lombarde – sta facendo del proprio meglio per cercare di non danneggiare gli studenti, e fornire a loro l’insegnamento che si aspettano. Lo sforzo di tutti, docenti, amministrativi, governance, è intenso e generoso. Ma la catastrofe provocata dal virus – dal suo “eidolon” baconiano – è immensa. Bastano poche parole – se pronunciate da chi si trova in una posizione alta, di vantaggio – per creare timore e panico; sono uscito dal mio ufficio da cui monitoro costantemente la situazione del mio dipartimento, come fanno del resto i miei sei colleghi, il rettore, il pro-rettore, tutti quanti, per prendere un caffè, ed ecco un’ordinanza impone ai gestori di non servire più il caffè o quant’altro “al banco”, ma di portarlo ai tavoli. Il mio solito bar vede la disperazione delle valenti proprietarie: meglio chiudere. Hanno solo due tavoli, e i clienti devono allontanarsi….

Contenuto disponibile solo agli utenti registrati
Log In Registrati
Rubriche PensieroLibero