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I benefici illusori dell’inflazione

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di MATTEO CORSINI

In un articolo su Bloomberg Opinion, Tyler Cowen sostiene che “un po’ di inflazione può essere buona per i conservatori”. Per esempio, secondo Cowen l’inflazione, erodendo il debito pubblico in termini reali, comporterebbe minori tasse in futuro.

  • “Io stesso non sono contento di un tasso di inflazione dal 4% al 5%, che sembra incorporato nell’economia in questo momento. Eppure riflettendoci Sono meno preoccupato di quanto lo fossi inizialmente. Un vantaggio di un tasso di inflazione più elevato è che si riduce il valore residuo del debito pubblico. Quel debito è stato contratto termini nominali e prezzi più alti significano che sarà più facile da pagare. Dal momento che il debito e il deficit sono stati continuo problema per gli Stati Uniti, ciò comporta un vantaggio parziale. Secondo una stima, nel biennio da Dal 2020 al 2022, l’inflazione “ha ridotto il rapporto debito/PIL per le economie avanzate di quasi 6 punti percentuali del PIL”. Così c’è uno scenario plausibile in cui l’inflazione più alta oggi finirà per significare meno tasse domani.”

Il fatto è che l’inflazione significa più tasse oggi, ancorché sotto altra forma. E non è detto che saranno meno tasse domani, se nel frattempo i governi aumentano la spesa in deficit contando sull’erosione inflattiva del debito. Per di più, prendendo i numeri citati da Cowen, un altro problema è che, nello stesso arco temporale, il potere d’acquisto delle monete delle economie avanzate è diminuito di almeno il doppio rispetto al calo del rapporto tra debito e Pil. Non sembrerebbe un grande affare.

Cowen riconosce che esistano rischi che il trade-off abbia conseguenze nette negative. Tuttavia non cambia idea. Anzi, aggiunge che “vale anche la pena chedersi quali gruppi sono maggiormente colpiti dall’inflazione, e quali meno. Da un lato, l’inflazione aiuta debitori e la classe dei debitori è spesso relativamente povera.”

Questo è un altro mito che resiste nel tempo nonostante sia totalmente infondato. Il problema è che i poveri, qualora indebitati, sono anche spesso i primi a entrare in difficoltà per la perdita del potere d’acquisto, avendo redditi per definizione bassi e quasi mai in grado di tenere il passo con l’aumento del costo della vita. Non sono quindi i poveri la categoria di debitori che beneficia dell’erosione inflattiva del valore del debito.

Cowen aggiunge poi che i dipendenti pubblici, con redditi per lo più fissi, sono danneggiati dall’inflazione, e questo dovrebbe essere positivo per i conservatori, perché rende meno attraenti gli impieghi pubblici. Anche dando per assodate le preferenze politiche dei dipendenti pubblici, non mi sembra comunque un buon motivo per trovare positiva l’inflazione. Indubbiamente esistono soggetti che traggono vantaggio dall’inflazione, ma questo non è un buon motivo per ritenerla benefica. Men che meno per i motivi addotti da Cowen.

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