IL “PADAZIONARIO” E LA SUA LINGUA: ECCO PERCHÈ E STATO SCRITTO

di GIANFRANCESCO RUGGERI La presentazione ufficiale del Padazionario tenutasi a Spirano (Bg) il 12 febbraio ha avuto un ottimo riscontro di pubblico e di stampa con articoli apparsi sia su quotidiani locali, quali l’Eco di Bergamo, che nazionali ad esempio Libero. Cosa ancor più sorprendente è che non solo ne hanno parlato, ma ne hanno persino parlato bene! Soddisfatti di quanto accaduto pubblichiamo ora in esclusiva per i nostri lettori e solo per i nostri lettori l’intero secondo capitolo del Padazionario, intitolato «Perchè questo lavoro» nel quale Gilberto Oneto ci spiega il senso del libro, il perchè del Padazionario. Buona lettura! “L’italiano è una convenzione recente. Per secoli è stata una lingua di colti e dotti, una specie di reliquia un po’ meno antica del latino, che serviva per comporre poemi, vergare proclami e compilare lapidi. Era una lingua solo scritta che nessuno parlava, neppure i toscani che infatti parlavano il toscano, che stava all’italiano aulico come un arzillo fringuello sta ad un gallo cedrone…

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