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Il processo a Kyle Rittenhouse ha dimostrato che l’Italia è un paese fascista

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di PIETRO AGRIESTI

Qualche tempo fa ho scritto che l’Italia non ha vissuto e non vive nessun periodo neoliberista, ma piuttosto neofascista. Ci sarebbero mille ragionamenti da fare in proposito, ma ne faccio solo uno.

Il processo a Kyle Rittenhouse ha dimostrato, una volta in più, che in Italia siamo fascisti. A prescindere da cosa si pensa di Blm, di Antifa, della condizione dei neri in America, delle violenze della polizia, e anche a prescindere dal fatto che è emerso dal processo che Kyle si è difeso, che non è un suprematista bianco, che il giudice era un democratico e non un fan di Trump, etc…

A due minuti dal fatto non si poteva sapere con certezza nessuna di queste cose. Avrebbe potuto emergere successivamente che Kyle era un assassino, che era un suprematista e un razzista, che era matto da legare. Ma a due minuti dal fatto non c’erano elementi per dirlo.  Eppure a due minuti dal fatto, prima del processo, nonostante fosse evidente che esistevano almeno le basi per costruire un caso di legittima difesa, i media americani erano impegnati a raccontare che un ragazzino diciassettenne era un terrorista, un razzista, un suprematista bianco, a paragonarlo a chi fa stragi nelle scuole e a dare per certe una serie di informazioni che o già si sapevano false, o erano infondate al momento in cui sono state date. Fino al grottesco di sbagliare il colore della pelle delle vittime e dire che erano nere.

Un poliziotto è stato persino licenziato per una donazione anonima a una raccolta fondi per la difesa di Kyle, mentre sotto pressione di media e attivisti diversi siti per la raccolta fondi hanno bloccato le raccolte per Kyle. A cascata in tutto il mondo, e anche in Italia, sono usciti articoli che sbagliavano il colore della pelle delle vittime (huffingtonpost, affari italiani, fanpage) e che usavano le parole suprematista, razzista, terrorista, e che lo davano già per colpevole prima di qualsiasi ricostruzione dei fatti.

Persino il candidato presidente americano Biden ha usato queste parole per poi ripeterle da presidente.

Non occorre essere di una parte politica particolare, né essere libertari, né avere simpatie per Trump, per dire che un simile linciaggio mediatico a suon di notizie false è profondamente rivoltante. Comunque la si pensi su blm, sulla cultura delle armi in America, sul secondo emendamento, sull’opportunità che un diciassettenne girasse armato a quel modo per proteggere la città durante quella manifestazione.

Ma non solo: durante il processo e a cose fatte e processo finito, oltre a continuare a sostenere notizie che se prima erano infondate, adesso sono dimostratamente false, i media hanno continuamente usato l’argomento che se Kyle fosse stato assolto questo avrebbe dato il messaggio a tutti i suprematisti bianchi che sparare ai manifestanti di antifa e blm, senza altro motivo, è permesso e resta impunito. Quindi andava condannato per dare il giusto messaggio alla società?

Questo modo di ragionare è abominevole: al posto dei fatti e delle prove, delle leggi e delle procedure legali, e al posto di garantire un giusto processo, con tutti i diritti dell’imputato, che ricordiamo significa anche che l’onere della prova spetta all’accusa e che in dubio pro reo… bisogna dare verdetti e sentenze sulla base dei “messaggi” che questo manda fuori? Ma si sono bevuti il cervello. È il trionfo del collettivismo sopra ogni diritto individuale. I media hanno promosso un vero e proprio assalto, bava alla bocca, senza freni inibitori, ai diritti dell’imputato.

Per onestà, ho pochi dubbi che sarebbe valso anche a parti alterne, se fosse stato trovato colpevole, se si fosse dimostrato che aveva sparato tanto per sparare, qualcuno avrebbe lamentato che condannarlo avrebbe mandato il messaggio che allora uno non può difendersi da chi lo aggredisce, ma non è questo il caso. In questo caso i liberal, i progressisti, i Democratici, si sono scoperti forcaioli, pronti a buttare al cesso ogni norma di buona giustizia, di equo processo, di diritti dell’imputato e di garantismo. E le due cose non stanno nemmeno sullo stesso piano, perché i bias che possono avere repubblicani e conservatori non godono comunque mai di una grancassa mediatica lontanamente paragonabile.

I pregiudizi dominanti la nostra epoca non sono quelli di un tempo, quelli dei proibizionisti puritani contro l’alcol, di chi voleva criminalizzare i gay, chiudere le donne in casa, vietare il divorzio, conservare il delitto d’onore, vietare i matrimoni misti o cose del genere, non sono quelli contro la pornografia, o la prostituzione, non sono quelli del razzismo contro i neri, o del maschilismo contro le donne, tutti questi esistono ancora ma sono diventati perfortuna residuali e di nicchia. I pregiudizi dominanti, condivisi dalla maggioranza, ripetuti da tutti alla luce del sole, creduti veri a dispetto di ogni prova e ragionevolezza, e spesso tradotti in legge, sono quelli progressisti e neomarxisti, contro la proprietà privata, l’impresa, il mercato, e contro i maschi, i bianchi, gli etero sessuali e l’occidente. Dire questo non vuol dire voler tornare a quelli di prima: non siamo obbligati a scegliere fra questi e quelli.

Tornando a Kyle, occorre solo essere delle persone decenti, e avere un minimo sindacale di rispetto per i più basilari principi di civiltà e di umanità. Chiunque non sia schifato dal comportamento dei media americani, e a ruota di quelli alla periferia dell’impero, come quelli italiani, si merita di essere chiamato fascista.

Innanzitutto questo atteggiamento dimostra la svalutazione totale dei diritti individuali. Siano essi diritti di proprietà, come quelli su cui si concentra il liberismo, e che il sistema socialista, fascista, corporativo e dirigista italiano ha ridotto al lumicino, siano essi i diritti dell’imputato, che la “cultura” italiana – con eccezione di piccole nicchie libertarie, garantiste e radicali – e soprattutto il pubblico italiano associa a difendere Silvio Berlusconi e gli evasori fiscali o mafiosi, ladri, assassini e stupratori (tutti colpevoli senza processo e senza bisogno di verificare mai niente). E questa svalutazione assoluta di ogni diritto individuale, che va sacrificato alle esigenze collettive, alle accuse sommarie, ai messaggi che si vogliono dare, alla volontà delle folle e delle masse, al bene pubblico e all’interesse generale, è già più che in odore di fascismo.

Poi dimostra che la democrazia, lo stato di diritto, il governo della legge, la costituzione, etc.. qui non se li incula nessuno.

Vale un discorso analogo tanto per le procedure democratiche, quanto per quelle legali: dovrebbero rispecchiare dei valori profondi e radicati, tali per cui dovremmo essere pronti ad accettarne gli esiti anche quando questi ci dispiacciono, riconoscendo l’importanza e il senso intrinseci a quelle procedure e al loro rispetto. Invece quando l’esito dispiace si raccontano notizie false, si organizzano linciaggi mediatici, si invocano stati di emergenza, si inventano interpretazioni fantasiose ad hoc delle leggi e delle regole, si accetta la loro sovversione, l’autoritarismo, la propaganda, la manipolazione, e ogni tipo di forzatura. Questo dimostra che la democrazia, anche comprensibilmente, è un sistema fallito sul piano delle idee, dei valori e delle coscienze.

Nel caso Rittenhosue la norma dei media, dei commentatori, dei politici, degli opinionisti main stream italiani – progressisti, sinistri, liberal, sedicenti antifascisti in testa – è stata quella di ripetere acriticamente le falsità e supportare il linciaggio, senza avere il minimo rigurgito di fronte a una simile oscenità, con gran piacere della maggior parte del pubblico. È quindi senza tema di smentita che confermo che viviamo in un paese fascista. È un fascismo diverso da quello di Mussolini. Ma è fascismo, non solo sul piano economico, ma anche sul piano del rifiuto di tutti i diritti individuali, dello stato di diritto e della democrazia. E ci sarà un legame fra le due cose?

Se uno legge il liberista Mises, o per citare un italiano, Bruno Leoni, ci trova tanto la difesa della proprietà privata che quella dei diritti dell’imputato, entrambe fondate sull’individualismo, se uno si rivolge a Mussolini e altri fascisti, o per quel che vale socialisti, marxisti, neomarxisti o progressisti, ci trova il collettivismo, il razzismo, il classismo e lo statalismo, senza nessuna concessione a nessun diritto individuale, che ogni giorno vediamo dispiegati intorno a noi. A chi dice che soffriamo un eccesso di libero mercato, cioè un eccesso di difesa del diritto individuale alla proprietà, e un eccesso di difesa dei singoli individui dalle aggressioni, si può solo consigliare di farsi ricoverare d’urgenza.

A  seguire, alcuni articoli sul caso rittenhouse:

UN VIDEO CHE NARRA I FATTI PER QUEL CHE SONO STATI

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