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Il profitto e il delirio antropologico di sacra romana chiesa

Da leggere

di LUIGI FRESSOIA

Questo pover’uomo argentino – con tutto il rispetto – non ha capito che il profitto è la misura del lavoro, senza il profitto il lavoro non esiste e non può avere senso, senza profitto sarebbe hobby o mera attività; il profitto è la differenza positiva tra costi e ricavi e procede stretto tra i due alti muri paralleli della concorrenza e delle leggi dello stato, attratto dai bisogni reali e potenziali delle persone; procede e scaturisce solo dopo aver pagato e remunerato fornitori, dipendenti, collaboratori, tasse locali e centrali, investimenti e molto altro. Il profitto è di natura, anche le formiche devono mangiare più di quanto consumano. Profitto è il raccolto il più possibile superiore alla semina, atteso che un raccolto pari alla semina non ha senso.

Ma non è solo il pover’uomo, una caterva di politicanti, uomini di chiesa e soprattutto giornalisti/intellettuali vomitano ogni giorno contro il profitto cioè contro l’uomo e la natura. È una spaventosa regressione culturale, con evidenti caratteri di ordine psichiatrico; i comunisti seri di un tempo non erano certo -non potevano essere- contro il profitto, semplicemente volevano sottrarlo al padrone, cosa rivelatasi terribilmente controproducente ma che un senso ce l’aveva. Come fanno tutti costoro, caterva di poveri uomini confusi, a non vedere che il Lavoro, i Diritti, il Benessere, la Civiltà, la Solidarietà, possono scaturire solo da sufficiente profitto di sufficienti imprese? Come fanno a non ricordare che quando non c’erano imprese o ce n’erano troppo poche, semplicemente il lavoro non c’era, (quasi) tutti erano disoccupati e la vita era lotta quotidiana per mettere insieme il pranzo con la cena? Come fanno a non ricordare che proprio perché il lavoro scarseggiava di brutto -c’erano pochissime imprese coi loro profitti- era meglio emigrare in Paesi dove invece erano sorte numerose imprese cioè capaci di profitto? Come fanno a non vedere che lo stesso lavoro presso lo Stato o pubblica amministrazione, e la stessa capacità di spesa dello Stato hanno potuto moltiplicarsi solo grazie al gettito che le moltissime imprese capaci di profitto operano ogni giorno sulle casse dello Stato? Come fanno a non vedere che il profitto qualunque esso sia non può che ricadere beneficamente sull’intera società in consumi o risparmio, base quest’ultimo- di ulteriori investimenti, lavoro, aziende, profitti?

Sono due decenni che scrivo contro questo delirio antropologico di santa romana chiesa che ora con il pover’uomo argentino dilaga senza pudore; scrivo di questo stranissimo e misterioso abbandono del proverbiale realismo cristiano, di questo tralignamento dalla strutturata e solida autonomia culturale della chiesa verso culture e sub culture altre, di moda, penose, intrinsecamente errate. Siamo tutti più soli, pericolosamente più soli, si consideri che finora proprio il comune collante religioso ha mantenuto unita l’Italia ove altrimenti le tensioni nord-sud avrebbero già portato alla rottura.

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5 COMMENTS

  1. Non c’è Credo o Fede che tenga, il soldo piega tutti. Persino il Prete che regala il cioccolatino al bambino per farselo.
    Il problema maggiore proviene dal fatto che la contro partita del lavoro dopo i piccoli successi attraverso gli anni, (dal 1700 al 1900) ha nuovamente cambiato significato e valore ed oggi si chiama comunemente come nel passato ossia la SPECULAZIONE SUL LAVORO.
    Oserei chiamarla una Faida da sempre in lotta fra il Potere del soldo che reclama gli interessi sull’investimento considerando le possibili perdite, – lo Stato che da una parte deve dimostrare la bravura attraverso il PIL, quindi alzare i prezzi ed i costi della vita – e la Comunità tartassata dai Governi che reclamano la parte più grande della torta sia sulle risorse del Capitale Monetario, e sia sul Capitale Umano, ossia la forza lavoro, privilegiando i costi della Politica.
    Il fallimento dei Sindacati accaparrati al servizio dei Governi e la mancanza di un Ordine Sociale che distribuisce le esatte aspettative, ossia un fagiolo ciascheduno, vince il più forte, sino a quando i greggi si uniranno a formare il Potere dal basso per ristabilire i diritti umani. Non significa un ritorno al Comunismo, ma rimunerare il lavoro secondo i meriti, non come i nostri Politici i quali hanno distrutto il Paese e reclamano Pensioni e trattamenti speciali non meritati.

  2. ma la Chiesa non sa cosia sia il lavoro in termini di profitto, se non in termini di aumento di fedeli e aumento di offerte frutto di liberalita’ individuali oltre a quanto le arriva da destinazione di eventuale scelta nella denuncia dei redditi… Per il resto, servizio del clero per il ruolo sociale, spese di funzionalita’ dei luoghi di culto, e’ tutto spese dei cittadini che ne usufruiscono, che sono sempre meno, tant’e’ che anche messe dedicate a defunti, funerali e matrimoni non sono certo gratis… Questo per dire che la chiesa, e forse le chiese, tutte, non sono titolate a parlare di economia, lavoro, guadagno, perche’ e’ assai se riescono ad amministrare quello che gli viene dai nostri portafogli, e poi riescono pure a sbagliare anche in questo specie se affidano le sue casse a falsi o furbi competenti….
    Quanto poi alle economie delle abazie e ordini vari sparpagliati nel vecchio mondo, un tempo ricche e prodighe, creduo che oggi e’ assai se riescono a sopravvivere perche’ sempre meno frequentate e sempre piu’ in difficolta’ anche per conservare i siti, cosi’ importanti nellla storia e nel panorama che tutti conosciamo…

  3. Bravo Fressoia. Tutto quello che esiste di buono nel mondo scaturisce dal profitto, cioè dalla creazione di valore.

    Il profitto paga tutto: la produzione, i fornitori, i dipendenti, il rischio d’impresa, le tasse. Dove non c’è il profitto, c’è solo la morte di fame per tutti.

    Il profitto è il grande miracolo che rende possibile la vita e la civiltà.

  4. Credo che discutere di quel che dice la Chiesa sia molto inutile: ormai non la sta nessuno ad ascoltarla. Il paragone è facile con i giornali e i telegiornali di oggi: la loggia P2 nel suo “piano di rinascita democratica” aveva tra le altre cose l’obiettivo del controllo dell’informazione. Chiunque avesse obiettivi poco “democratici” o fosse semplicemente teleguidato dai poteri marci ha semplicemente seguito questo obiettivo dimenticandosi che nel frattempo è nata internet: il risultato è che nessuno legge più i giornali o ascolta i telegiornali a parte gli anziani. Infatti gli elettori del Pd o gli iscritti al sindacato sono tutti ultrasessuagenuari….Questo errore è stato commesso (per nostra fortuna) perché chi prende certe decisioni, chi vuole controllare le masse generalmente è una persona anziana e non tiene conto della tecnologia che cambia a ritmi impressionanti. La Chiesa Cattolica è guidata da persone molto anziane e si vedono i risultati: praticamente se dicono qualcosa la loro autorevolezza è al pari di certi tromboni della sinistra, Scalfari, Mieli, Friedman, Severgnini, loro dicono una cosa, dicono di votare in un modo e la gente fa l’esatto contrario nella certezza di essere nel giusto.
    Posso solo darvi un consiglio: diventate protestanti se proprio ci tenete alla religione oltre tutto visto che in Padania siamo mentalmente e psicologicamente calvinisti non farete altro che entrare in una religione in cui inconsciamente ci siete fin dalla nascita.
    A proposito di calvinismo, mi soffermerei sulla faccenda del profitto. Per i calvinisti una persona che economicamente ha successo vuol dire che è nella grazia del Signore, però noto che non si ricorda mai che nell’economia liberista il profitto è giusto, ci deve essere ma viene condannato l’extraprofitto. Purtroppo in Italia il giusto profitto non esiste. o abbiamo aziende che tra fisco, crollo della domanda interna (provocato da disoccupazione, fisco e salari bassi) utenze e burocrazia sopravvivono a stento e altre che grazie agli extraprofitti hanno utili considerevoli ed ingiustificati in un economia concorrenziale.

    • Il profitto (come il denaro) ha sempre un titolare in toto o in quota.
      Il titolare autorizza direttamente, o anche per rinuncia, il godimento del proprio profitto a terzi,ma mai per sottrazione coercitiva o violenta.
      Quindi il tuo profitto può essere piccolo o grande, ma non sono fatti miei.
      Il tuo profitto può essere scaturito da mezzi di mercato o da mezzi politici.
      Il profitto ottenuto per mezzi politici rimane tuo profitto e rimane un furto per la parte ottenuta via privilegio legale come illegittima alterazione o manomissione della proprietà altrui.
      L’unica idiozia è valutare il tuo o altrui profitto come “extra”, come “giusto”, come “ingiusto” come “super”, come “infra”, come “adeguato”, come inadeguato.
      I benpensanti dovrebbero benpensare di occuparsi del prorio. Giudizi di valore sulla titolarità del prodotto altrui sono essenzialmente “impropri” e molesti; è lo sono tanto più iperbolicamente quanto più si generalizzi o si categorizzi il concetto di profitto.
      I miracoli del profitto (come dice Guglielmo) non hanno bisogno di mediazione umana alcuna. Figuriamoci quella del pover’uomo argentino.
      IMHO

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