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Il sindacalista è una piaga sociale!

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di MATTEO CORSINI

Nel suo libro “The Road to Serfdom” (significativamente dedicato ai socialisti di tutti i partiti: quanto aveva ragione!), Friedrich von Hayek dedica il decimo capitolo a spiegare perché nelle società più o meno caratterizzate da regimi totalitari si verifichi la tendenza a salire al potere da parte dei peggiori. Nelle nostre società non totalitarie, ma nondimeno a elevato tasso di socialismo (ancorché spesso non definito tale), tra coloro che emergono e che sono, a mio parere, da ascrivere a pieno titolo nella categoria dei peggiori vi sono i (cosiddetti) leader sindacali.
Il leader sindacale tipo è un individuo che dovrebbe tutelare i propri iscritti, ma che sostanzialmente fa politica e non di rado persegue una propria carriera politica (per lo più a sinistra). Si occupa (o dovrebbe occuparsi) a tempo pieno di questioni relative ai cntratti di lavoro, ma in realtà discetta del tutto e del più, spesso senza competenze specifiche. Ho sempre trovato curioso che ci siano persone disposte a farsi rappresentare da individui che, nella maggior parte dei casi, hanno fatto una esperienza pratica, in fabbrica o in ufficio, paragonabile, per estensione e profondità, a quella di uno stagista. Ma tant’è: contenti loro…
Una delle costanti del leader sindacale è chiedere al governo in carica di spendere, spendere, e ancora spendere. Lo fa, per esempio, Luigi Sbarra della Cisl, intervistato da Giorgio Pogliotti sul giornale di Confindustria. Prendendo atto della scarsità, ma sarebbe meglio dire azzenza di risorse, dichiara Sbarra:
  • Si sta sul filo di un Patto di stabilità che non concede quasi nulla in debito. Di fatto il Governo rinvia le scelte a quando ci sarà un quadro più dettagliato dei conti. È positivo che si voglia rendere strutturale la riduzione del cuneo fiscale ma bisogna rendere strutturale quella leva e rafforzare anche i fondi per la sanità, l’istruzione, il sociale e la previdenza, aprire fin da subito un confronto per il taglio dell’Irpef per i lavoratori dipendenti e i pensionati. Bisogna far ripartire il confronto sulla riforma della previdenza e rinnovare tutti i contratti pubblici. Serve un patto sociale tra governo, sindacati ed imprese che sblocchi riforme e investimenti capaci di dare all’Italia un nuovo modello di sviluppo partecipativo, competitivo, inclusivo e sostenibile.”
Messe assieme, le richieste di Sbarra comporterebbero necessità finanziarie per diverse decine di miliardi, pari ad alcune manovre di bilancio. In un bilancio che già vede una spesa superare di slancio i mille miliardi annui. Bontà sua, Pogliotti non fa l’unica domanda che, dopo questo elenco della spesa, chiunque dovrebbe fare: come si trovano le coperture? Sarà, forse, per la prossima volta.

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