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Indipendenza, stato, nazione e potere (prima parte)

Da leggere

venetoleonedi ENZO TRENTIN

 «Al di la dell’evidente mancanza di leadership indipendentista e dell’evidente comportamento da “primedonne” di quasi tutti gli attuali leader o pseudo tali,» scriveva testualmente un lettore a commento di un recente articolo [VEDI QUI] «non crede che in definitiva, tutto il movimento indipendentista veneto si basi solo ed esclusivamente su un’idea di nuovo Stato veneto esattamente uguale all’attuale Stato italiano?
Questa è la mia impressione. Si vuole uscire dall’Italia per ricreare un’altra Italia, ma più piccola, dove il famoso “residuo fiscale” verrà usato più o meno 15 volte, (sentendo le varie soluzioni che gli indipendentisti proponevano, sarebbero serviti 300 mld l’anno, altro che 20) per risolvere tutti i problemi di tutti quanti. La cosa che mi spaventa è che tutti gli “indipendentisti” o pseudo tali, parlano proprio di questo mantra, sistematicamente. Senza nemmeno rendersi conto che comunque ogni cittadino veneto sarebbe costretto a dare i suoi soldi a un altro cittadino amministratore, che teoricamente dovrebbe sapere come spendere i soldi del cittadino veneto meglio dello stesso cittadino veneto.
A cosa servono i leader o i super leader se poi la proposta che si porta avanti è uguale identica al lager da cui si vuole uscire? Saluti.»

Lo prendiamo a pretesto per sviluppare, ancora una volta, una riflessione che non può essere esclusivamente economica. Già in passato, infatti, abbiamo rilevato che per ottenere il residuo fiscale citato si dovrebbe mantenere la stessa pressione fiscale dalla quale vogliamo uscire, (nessuno ci ha mai smentito!) e dalla quale è indispensabile un superamento per la ripresa economica. Su questo punto non ci soffermeremo, giacché in questo stesso periodico ampia è la pubblicistica. Vedasi, per esempio, qui: la curva di Laffer [VEDI QUI].

Finora l’intero Stato-nazione è stato pensato come la massima forma di potere. Nessuno degli altri tipi di Stato hanno una tale capacità di potere. Una delle maggiori ragioni consiste nel fatto che le classi più alte della classe-media sono state collegate al processo di monopolizzazione in maniera sempre crescente. Lo Stato-nazione in sé è la forma di monopolio più completa. È la più sviluppata unità di monopoli quali il commercio, l’industria, la finanza e il potere. Si dovrebbe anche pensare al monopolio ideologico come ad una parte ineludibile del monopolio del potere. È per queste ragioni che – secondo noi – uno Stato indipendente del Veneto dovrebbe essere organizzato su base federale.

L’idea di regolare i rapporti fra individui su base contrattuale (su convenzioni nelle società animali) non appartiene nemmeno a Pierre-Joseph Proudhon che la descrive magnificamente nel capitolo VII di “Del Principio Federativo” (VEDI QUI), è una legge di natura, dicono i più importanti socio-biologi del terzo millennio. I rapporti da regolare sono: 1) fra individui; 2) fra individui e governo della comunità (o Stato); 3) fra comunità (o Stati).

Se poniamo il contenuto del contratto come legge, letta, discussa approvata e sottoscritta dalla maggioranza dei cittadini responsabili che partecipano volontariamente alle scelte, abbiamo il toccasana per risolvere moltissimi problemi di cui discutiamo qui e che non possono essere diversamente risolti. Chi crede di potersi sottrarre alle leggi naturali perché tre o quattrocento anni fa il Veneto (o la Toscana, o un’altra area, non fa differenza) aveva un governo diverso è in errore. Quel tempo aveva il governo forse adatto al suo secolo. Ma oggi le conoscenze e la tecnologia sono completamente diversi rispetto ad allora, come diversi sono i problemi. Ed il contratto, in politica, è sinonimo di federalismo.

Anche le radici religiose dello Stato andrebbero discusse in dettaglio. Secondo «Democratic Confederalism», first edition 2011, molti concetti e nozioni politici contemporanei hanno la loro origine in concetti o strutture religiose o teologiche. Infatti, uno sguardo più attento rivela che la religione e l’immaginazione divina hanno causato le prime identità sociali nella storia. Hanno dato forma al collante ideologico di molte tribù e di altre comunità pre-statali ed hanno definito la loro esistenza in quanto comunità. Più tardi, dopo che le strutture statali si erano sviluppate, i legami tradizionali tra Stato, potere e società hanno cominciato ad indebolirsi. Le idee sacre e divine e le pratiche presenti all’origine delle comunità hanno perso di significato per il sentimento di identità comune e sono, invece, state trasferite su strutture di potere quali il monarca o il dittatore. Lo Stato ed il suo potere erano derivati dal volere e dalla legge divini, ed il re diventava il loro regolatore per grazia di Dio. Rappresentava il potere divino sulla terra.

Oggi, molti stati moderni si definiscono secolari, rivendicando che i vecchi legami tra religione e Stato sono stati recisi e che la religione non è più una parte dello Stato. Questa è, evidentemente, solo una metà della verità. Anche se le istituzioni religiose o rappresentative del clero non partecipano più alla presa di decisioni politiche e sociali, esse le influenzano ancora allo stesso modo di quanto siano a loro volta influenzate da idee politiche e sociali.

La separazione dello Stato dalla religione è il risultato di una decisione politica. Non viene in modo naturale. Ecco perché oggi il potere e lo Stato sembrano essere qualcosa di elargito; elargito da dio potremmo anche dire. Nozioni come “Stato secolare o potere secolare” restano ambigue. Lo Stato-nazione ha anche allocato un certo numero di attributi che servono a rimpiazzare più antichi attributi di radici religiose come: nazione, patria, bandiera nazionale, inno nazionale e molti altri. In particolare nozioni quali “unità di Stato e Nazione” servono a trascendere le strutture politiche materiali e sono, in quanto tali, una reminiscenza della “unità con Dio” di impronta pre-statale. Sono state messe al posto del divino. In tempi più remoti, quando le tribù assoggettavano un’altra tribù i suoi membri dovevano venerare gli dèi dei vincitori. Potremmo chiamare questo processo, un processo di colonizzazione, od anche di assimilazione. Lo Stato-nazione è uno Stato centralizzato con attributi semi-divini che ha completamente disarmato la società e monopolizzato l’uso della forza.

svizzeraIn uno Stato federale – la Svizzera ad esempio – non c’è una religione di Stato. Tuttavia la maggior parte dei Cantoni riconosce sia la Chiesa cattolica sia la Chiesa riformata come Chiese cantonali sulle cui disposizioni vengono decretate le festività. Queste due Chiese vengono finanziate attraverso le tasse di culto, pagate esclusivamente dagli aderenti. La ripartizione confessionale non ricalca quella linguistica e coincide ormai solo parzialmente con la suddivisione Cantonale.

L’Articolo 15 della Costituzione Federale Svizzera disciplina la libertà di credo e di coscienza:

  • La libertà di credo e di coscienza è garantita.
  • Ognuno ha il diritto di scegliere liberamente la propria religione e le proprie convinzioni filosofiche e di professarle individualmente o in comunità.
  • Ognuno ha il diritto di aderire a una comunità religiosa, di farne parte e di seguire un insegnamento religioso.
  • Nessuno può essere costretto ad aderire a una comunità religiosa o a farne parte, nonché a compiere un atto religioso o a seguire un insegnamento religioso.

Secondo il censimento federale del 2000 (anno dell’ultima indagine dettagliata) entro i confini svizzeri (cittadini elvetici e stranieri) i cattolici erano il 41,8%, i protestanti il 35,3%, gli atei l’11,1%, coloro che non fornivano indicazioni (essenzialmente agnostici) il 4,3%, i musulmani il 4,3% e i seguaci di altre confessioni (chiese evangeliche libere, cristiani ortodossi, ebrei, buddhisti, induisti e sikh) complessivamente il 3,2%.

Dal momento che lo Stato-nazione trascende le sue basi materiali, (i cittadini) assume un’esistenza oltre le sue istituzioni politiche. Ha bisogno di istituzioni aggiuntive per proteggere le sue basi ideologiche come anche le sue strutture legali, economiche e religiose. La burocrazia civile e militare che ne risulta e che è in continua espansione è costosa e serve solo a preservare lo Stato trascendente in sé, che a sua volta pone la burocrazia al di sopra del popolo.

(segue)

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