di LEONARDO FACCO “La rimozione forzata, a Charlotte in Virginia, della statua del generale sudista Lee, ha scatenato la violenza: auto su antirazzisti, un morto”. Questa la notizia data un paio di giorni fa dalla stampa italiana, intenta – come anche quella internazionale – a mettere l’accento sulla violenza dei “bianchi suprematisti” (dei dementi, ovvio), ma soprattutto a mettere indissolubilmente in relazione il razzismo con chiunque sia sostenitore del condottiero sconfitto a Gettysburg. Insisto col mio punto di vista: il politically correct (sia esso collegato a “motivazioni gender” o a “difesa delle minoranze), unitamente a tutte le altre imposizioni falso-perbeniste inculcate per legge alle masse, causerà ineluttabili disgrazie sociali, in un modo o nell’altro. La prima grande disgrazia è quella di non poter neppure denunciare fatti evidenti. Prendiamo il caso della Svezia (dove ha persino censurato PIppi Calzelunghe per razzismo), Stato notoriamente impegnato a diffondere il politicamente corretto sin dalla tenera età. La saggista Judith Bergman del Gatestone Institute, in un suo scritto ha fatto notare tre avvenimenti che chiunque abbia un pizzico di buonsenso definerebbe sconcertanti: 1- Lo…















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