LA CONTROSTORIA DELLA PRIMA GUERRA MONDIALE. SECONDO L’INSEGNAMENTO DI ONETO

di ANTONIO de FELIP

L’Associazione “Gilberto Oneto” ha organizzato, nella bella Sala del Bergognone a Nerviano (Milano) un affollato convegno su “La disfatta di Caporetto, controstoria della prima Guerra Mondiale”.

L’obiettivo del convegno, in linea e in proseguimento del pensiero di Oneto, uno dei cui ultimi libri è stato “Il Guerrone – La nefandezza del 1915-18”, analisi “politicamente scorretta” delle motivazioni vere, dei costi e delle conseguenze della Grande Guerra, era quello di riunire studiosi di varia estrazione e provenienza per tentare una diversa e più credibile “narrazione” degli eventi bellici, dei relativi prodromi e degli avvenimenti successivi.

Dopo il saluto di Gianluca Marchi, presidente dell’Associazione Gilberto Oneto, che ha anche fatto il punto sulle attività dell’Associazione, e di quello di Sergio Girotti, vicesindaco di Nerviano e assessore alla cultura, il convegno, coordinato dal giornalista di Radio Padania Marco Pinti, si è aperto con una documentatissima relazione di Adolfo Morganti, docente, editore della casa editrice “Il Cerchio” e presidente dell’Associazione Identità Europea che ha ben illustrato la “genesi occulta” della guerra, il ruolo e le trame nascoste della Massoneria che a ogni costo voleva abbattere l’Impero asburgico, ultimo residuo di organizzazione statuale cattolica che ancora permaneva in Europa.  La Massoneria voleva cambiare gli assetti europei e provocò – e la documentazione, di fonte massonica, esibita dal Morganti è inoppugnabile – una serie di eventi che portarono allo scatenamento, da parte di Francia e Gran Bretagna, di una guerra mondiale che l’Impero asburgico non voleva.

Stefano Bruno Galli, docente alla Università Statale di Milano e Capogruppo della Lista Maroni alla Regione Lombardia, ha invece chiarito come l’entrata in guerra dell’Italia sia stata scatenata da “un tradimento” e “un colpo di stato”. Tradimento fu quello nei confronti dell’Austria e della Germania, a cui eravamo legati da un’alleanza, che si consumò grazie a un “patto segreto” sottoscritto da Sonnino a Londra nell’aprile del 1915 con la Gran Bretagna e la Francia, che promisero vaste compensazioni territoriali in Adriatico, nell’Impero Ottomano, in Asia e in Africa in cambio, appunto, del tradimento e della nostra entrata in guerra a fianco dell’Intesa. Promesse false che Francia e Gran Bretagna non mantennero per nulla dopo la guerra. Colpo di Stato fu quello di un ribaltamento di una maggioranza parlamentare e di un’opinione pubblica ampliamente neutraliste in interventiste, attraverso violente manifestazioni di piazza, propaganda da parte della grande stampa – condizionata dall’industria pesante – e, ancora, le trame della Massoneria.

Eugenio Fracassetti, storico e ricercatore, partendo un suo recente, solido testo basato su documenti inediti rivenienti da archivi tedeschi, “L’oscura trama” edito da “Il Cerchio”, ha analizzato le cause, lontane e più vicine, del “Guerrone” 1914-18, a partire dalla guerra franco prussiana del 1870 e al ruolo di Bismark, per giungere all’assassinio dell’Arciduca Francesco Ferdinando a Sarajevo (e Francia, Serbia e Russia erano al corrente di un possibile attentato). Non furono “l’imperialismo” o “il militarismo” della Germania le cause della tragedia, ma appunto, un’ “oscura trama” ordita contro gli Imperi Centrali dalle cancellerie franco-britanniche e dalle logge.

Avvincente la relazione di Giuseppe Reguzzoni, docente in Italia e all’estero, giornalista e profondo conoscitore della cultura germanica, sulla “Rivoluzione Conservatrice”, tedesca tra le due guerre. Questa corrente di pensiero generata dalla sconfitta, ma non solo, (tra l’altro mal studiata e colpita da ingiusta censura in Italia) radunò sotto questa definizione autori e intellettuali assai diversi tra loro (Nazional-rivoluzionari, voelkisch, nazional-bolscevichi, giovani conservatori) come Ernst Juenger, Hugo von Hofmannsthal, ed altri fino ad arrivare a Ernst Niekisch e a Carl Schmitt. Riscoperta dell’identità e della tradizione, critica sociale e politica al liberalismo e alla democrazia, ripudio degli astratti ideologismi della Rivoluzione Francese e del giacobinismo sono i pilastri del pensiero della Rivoluzione Conservatrice.

Romano Bracalini, giornalista e storico, autore, tra l’altro, di diversi testi di revisione critica sul Risorgimento, ha ben illustrato la genesi politico-militare della disfatta di Caporetto, causata dall’insipienza, la pigrizia mentale, l’arretratezza strategica e tattica e gli errori dei vertici militari, soprattutto di Cadorna e Badoglio (la cui assenza dal fronte al momento dell’attacco austro-tedesco impedì la risposta dell’artiglieria italiana ai bombardamenti avversari che prepararono lo sfondamento). Il comando di Cadorna si macchiò, tra l’altro, delle “inutili stragi” delle battaglie dell’Isonzo che rappresantarono un bagno di sangue senza che il fronte italiano avanzasse significativamente.

Ultimo intervento della giornata, è stato quello di Stefano Magni, giornalista collaboratore, tra l’altro,  della “Nuova Bussola Quotidiana”, che ha presentato il suo libro “Piazza Caporetto”, edito da Libertateslibri, un curioso e intrigante buon esempio di “storia alternativa”: e se a Caporetto fosse andata diversamente? Perché, grandi storici, come Franco Cardini, hanno spesso detto, e Magni l’ha debitamente ricordato, che “non è vero che la Storia non si fa con i se”.

In definitiva un ottimo convegno, che ci ha aiutato a comprendere meglio “l’altro lato della Storia”, che assai spesso è quello vero. Gilberto Oneto si sarebbe certamente riconosciuto nella bella iniziativa.

 

 

 

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