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La beata ignoranza di luigi di maio

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di MATTEO CORSINI

Durante la sua recente visita negli Stati Uniti, Luigi Di Maio ha detto di ispirarsi alla (ipotetica) riforma fiscale di Trump. Quanto alle tasse “sarà una riduzione significativa”, ha detto. Di riduzioni significative ci sarebbe indubbiamente bisogno, ma la modalità di finanziamento della riduzione in questione non farebbe altro che portare nel baratro i già scassati conti pubblici. Afferma Di Maio, infatti:Penso a una manovra shock per abbassare le imposte sulle imprese attingendo anche a risorse in deficit”. E, per quanto possa apparire controintuitivo, il deficit è visto come via per ridurre il debito: “Il debito pubblico macina record su record: noi diciamo che per riuscire a invertire la tendenza serve fare deficit per ripagare il debito con investimenti produttivi”.

Evidentemente questa è una fissazione della versione pentastellata del keynesismo. Già pochi giorni fa ho avuto modo di commentare l’idea di ridurre il debito mediante l’introduzione del reddito di cittadinanza. Operazione che aumenterebbe la spesa di 17 miliardi ma, grazie all’incremento del Pil potenziale e, quindi, dell’output gap, darebbe all’Italia la possibilità di fare più deficit, dal quale dovrebbe derivare, con una sorta di moltiplicazione dei pani e dei pesci, un incremento di Pil e gettito fiscale tali da ridurre il rapporto tra debito e Pil.

Anche nel caso in questione pare funzionare lo stesso ragionamento: un taglio delle tasse in deficit dovrebbe spingere Pil e gettito fiscale, con conseguente miglioramento dei conti pubblici. Purtroppo le cose non funzionerebbero come prospettato da Di Maio e colleghi. Se non si trattasse di favole, l’Italia dagli anni Settanta del secolo scorso in poi avrebbe accumulato molto più Pil che debito. Purtroppo si è verificato l’esatto contrario.

L’unica via per abbassare strutturalmente le tasse, a maggior ragione partendo da un debito pubblico superiore al 130% del Pil, consiste nel ridurre altrettanto strutturalmente la spesa pubblica. Chiunque prometta di risolvere i problemi con un taglio di tasse in deficit o è in malafede, oppure non sa di cosa parla.

Nel caso di Di Maio e colleghi propenderei per la seconda ipotesi, anche se, tra chi li consiglia in materia, probabilmente ci sono persone in malafede. Pensare che circa un terzo dei votanti pare intenda affidarsi a questi signori mi pare agghiacciante.

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4 COMMENTS

  1. Non posso che concordare che l’unica via per abbassare strutturalmente le tasse consista nell’abbassare strutturalmente la spesa pubblica.

  2. A parte il ragionamento da strapazzo del Di Maio e del movimento, in quanto loro si occupano principalmente delle cose marginali, ovvero non trattano della sovranità dello stato.
    Cosa che farebbe evitare di pagare cifre mostruose alle banche….
    Per quanto riguarda il ragionamento di chi ha scritto l’articolo, è giusto che dice che si deve ridurre la spesa pubblica…. peccato che se non hai la sovranità, è una mole di miliardi di euro lo devi pagare per gli interessi ed altro come ultimamente vediamo, per cui la domanda all’autore dell’articolo è “QUALE SPESA PUBBLICA”…. Qui casca l’asino.

  3. E poi, cosa si intende per riduzione significativa?
    Ad esempio, l’Imu viene forse abolita?
    Le aliquote delle imposte dirette vengono forse ridotte di un 30% , oppure viene introdotta un’unica aliquota al 20%?
    E l’Iva, viene portata ad una sola aliquota pari al 5% ?
    Queste sono azioni significative.
    E’ solo accademia.
    Fintanto che lo stato non spende significativamente meno, è solo accademia.
    Spendere meno, per me, vuole dire dimezzamento della spesa pubblica in 5 anni e che lo stato esca da gran parte dei settori economici.
    Se no è aria fritta.

    • Concordo, la pressione fiscale e previdenziale è al 70% per chi ha una partita Iva e le imprese. Mi pare evidente che debba scendere a livelli sostenibili quindi al 35%. Il dimezzamento, per l’appunto, quindi anche la spesa pubblica deve dimezzarsi. Le 4 principali voci di spesa pubblica sono: dipendenti pubblici, sanità, previdenza e interessi sul debito pubblico. Compongono per l’appunto il 50% della spesa. Credo che per dimezzare la spesa occorra privatizzare Sanità e previdenza, default totale sul debito pubblico, dimezzare i dipendenti pubblici (sono 4 milioni, in Svizzera se avessero 60 milioni di abitanti sarebbero meno di due milioni in proporzione..) diminuire lo stipendio ai rimanenti (come hanno già fatto in Spagna). Privatizzare Sanità e previdenza vuol dire che la pressione fiscale deve scendere al 20% il che equivale alla flat tax al 15% di Salvini più l’iva al 2-4-8% come in Svizzera più pochi altri tributi. Il default pubblico vuol dire che la banche italiane piene zeppe di titoli spazzatura (titoli di Stato italiani) saltano una dietro l’altra come birilli, quindi si devono trovare i soldi per proteggere i correntisti e i risparmiatori.

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