di ROMANO BRACALINI In occasione della mia conferenza di domani, lunedì 7 aprile, al Centro Svizzero di Milano sul tema: “Carlo Cattaneo da Milano alla Svizzera”, ho dovuto per forza di cose rinfrescare le mie nozioni sul grande federalista lombardo e sul suo lungimirante progetto di libertà più che mai valido oggi. Nella solitudine di Castagnola, presso Lugano, ormai avvezzo a tutte le sventure e non avendo più che una esigua speranza, Cattaneo continuava a ripetere le sue convinzioni agli amici che si recavano da lui come da un saggio. Egli pareva il solo capace di guardare oltre le miserie contingenti. Dal concetto di libertà assoluta il suo ragionamento passava inevitabilmente al principio di autodeterminazione dei popoli, che era l’espressione più alta e concreta di democrazia, ciò che l’Italia d’oggi non è. Ricordava agli unitari, che per secoli l’Italia era stata molte patrie che avevano avuto il nome di città ed era difficile in così breve tempo inventare una nazione che andasse bene per tutti…















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