di GILBERTO ONETO Autonomisti e indipendentisti hanno un tratto in comune a tutte le latitudini: litigano sempre ferocemente fra di loro e mettono più impegno e cattiveria nel combattere contro i “fratelli” autonomisti e indipendentisti che non a contrastare centralisti e oppressori. Anche gli osservatori più attenti hanno – ad esempio – perso il conto dei frazionismi corsi o veneti, e neppure il resto del movimentismo padano sembra essere messo meglio. Spesso si tratta di gruppuscoli, schegge impazzite e sigle senza seguito che mettono diligentemente in pratica l’eterno (e sempre sconsolatamente vincente) principio romano del “divide et impera”, che durano lo spazio di un mattino o che trovano lampi di visibilità solo grazie agli illusionismi della rete. Molti però riescono anche a finire sulle schede elettorali: alle recentissime regionali sarde i simboli riconducibili a una vasta area che va dal blando autonomismo fino al più duro secessionismo erano addirittura 16, e cioè il 59,2% delle 27 liste in competizione. Due si sono presentate sole con…















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