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La “Pandemenza” ha affossato la Sanità Pubblica: mancano migliaia di medici e infermieri

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di FRANCO CAGLIANI

Quando ricordavano che solo un’infima percentuale del PNNR sarebbe stata investita nella “Sanità Pubblica”, qualcuno rideva. Quando sostenevamo che la “Tragica farsa pandemica” sarebbe servita a distruggere quel poco di buono rimasto nel SSN, per lanciare l’idea della “Telemedicina” via Intelligenza Artificiale, ci sbeffeggiavano.

Alla fine, però, arrivano i fatti a corroborare che i criminali politici della vostra salute frega niente.

  • Per allinearsi al livello di altri Paesi europei di riferimento, in Italia mancano all’appello 30.000 medici e 250.000 infermieri.
  • Per colmare questa carenza, il nostro Paese dovrebbe investire 30,5 miliardi di euro, tenendo conto del maggiore bisogno di personale sanitario causa dell’età media più alta della popolazione italiana. A fare il conto è il 18/mo Rapporto Sanità del Crea (Centro per la Ricerca Economica Applicata in Sanità) dell’Università di Roma Tor Vergata presentato oggi al Cnel.
  • In Italia, nella sanità pubblica, ci sono 3,9 medici per 1.000 abitanti contro i 3,8 della media di Francia, Germania, Regno Unito e Spagna: ma, correggendo per l’età media della popolazione (in riferimento all’elevata presenza di over 75 nel nostro Paese rispetto ad altri), a mancare sarebbero 30.000 medici.

Lo scrive l’Ansa, uno dei tanti organi della stampa igienica che hanno sorretto la narrazione pandemica. Ma a fare i conti ci ha pensato il Rapporto Sanità del Crea (Centro per la Ricerca Economica Applicata in Sanità) dell’Università di Roma Tor Vergata presentato al Cnel. E adesso?

  • Data l’attuale carenza, senza un prolungamento provvisorio per i convenzionati anziani, tanti cittadini rischierebbero di restare senza servizio pubblico, mentre i futuri medici di famiglia vedrebbero scomparire i loro spazi professionali poiché nel frattempo, come abbiamo già visto accadere, verrebbero occupati da medici importati da Paesi extra-europei se non addirittura cancellati da riorganizzazioni forzate dell’assistenza primaria”.

Nel frattempo, sostengono nelle alte sfere, Enpam può contribuire a tamponare la situazione permettendo ai convenzionati con determinati requisiti di anzianità di continuare a lavorare fino a 72 anni, ma riducendo il carico di attività e venendo affiancati, per la restante parte, da giovani medici già formati o ancora in formazione. C’è, infatti, l’App (ecco apparire l’AI), l’anticipazione di prestazione previdenziale, che permette al medico di rinunciare a una quota di introiti, iniziando però a ricevere una parte di pensione. Ad esempio chi continuasse a svolgere il 60% dell’attività professionale, comincerebbe a percepire il 40% dell’assegno pensionistico.

Nel mentre, ricordatevi  – anche se la TV non ne parla – che l’ex ministro della Salute, Roberto Speranza, scriveva messaggini a Brusaferro e a Sileri per ricordare loro che la “Pandemenza” era solo una questione politica. Peraltro, tutti e tre sono ancora, incredibilmente, a piede libero.

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