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La solita moltiplicazione dei costi

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di MATTEO CORSINI

I keynesiani, come noto, credono che i provvedimenti di politica fiscale espansivi abbiano effetti moltiplicativi sul Pil. Oltre a sopravvalutare generalmente questi effetti sul breve periodo, tralasciano di pensare a ciò che avviene oltre il breve periodo (perché, come sosteneva il “maestro”, “nel lungo periodo saremo tutti morti”).

Fatto sta che negli esperimenti keynesiani vi è sovente una tendenza a un aumento del debito pubblico superiore a quella del Pil, il che richie prima o poi una mazzolata fiscale o inflattiva. Ogni volta che viene proposto un esperimento keynesiano, se qualcuno avanza delle perplessità citando l’esperienza pregressa (e usando un pizzico di buon senso), la risposta è sempre più o meno la stessa: questa volta sarà diverso. Perché, ovviamente, chi ha preso i provvedimenti precedenti ha sbagliato qualcosa.

Sarà probabilmente l’abitudine a supporre che tutto quello che fanno abbia effetti moltiplicativi, suppongo, a giustificare la spiegazione di Paolo Savona sugli effetti benefici della prospettata revisione della legge Fornero sulle pensioni: “La revisione della legge Fornero è stata decisa perché noi siamo sufficientemente convinti che avrà un moltiplicatore dell’occupazione giovanile, cioè ogni pensionato che va via trascinerà due giovani nel sistema”.

Che il costo di un pensionando per l’impresa possa essere mediamente pari al doppio di quello di un neoassunto è verosimile, ma non è altrettanto verosimile che per ogni lavoratore in uscita per prepensionamento le imprese assumano due giovani.

Mentre è certo che serviranno i contributi di ben più di due neoassunti per pagare le pensioni dei beneficiari della controriforma prospettata. Perché, purtroppo, il sistema pensionistico pubblico resta a ripartizione, per cui gli assegni di chi oggi percepisce la pensione (anche di chi, in un sistema a capitalizzazione puro, percepirebbe lo stesso assegno) sono pagati da chi sta versando contributi (e in parte anche dalla cosiddetta fiscalità generale).

Temo che, se il governo procederà secondo quanto fin qui annunciato, nel 2019 scopriremo che il Pil è aumentato meno di quanto da loro previsto, e l’effetto moltiplicativo dei pensionamenti sarà solo sui costi a carico di chi paga tasse e contributi.

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2 COMMENTS

  1. Gli italiani si rifiutano di ammettere che il loro paese è fallito.
    E come se non bastasse è inserito in una camicia di forza che è la UE con una moneta che è un’idiozia.
    Mandare in pensione con la speranza che i giovani saranno assunti è assurdo perché il lavoro si crea col lavoro. Più la gente lavora più posti di di lavoro si creano. Se si aumentano i pensionati si strangola l’apparato produttivo con la conseguente diminuzione dei posti di lavoro. La maggior parte delle aziende ne approfitterà per ridurre il personale. Un altro passo verso il suicidio della nostra economia.
    Purtroppo questo governo è afflitto da una ideologia che si potrebbe definire fascio-comunista. Assolutamente illiberale.

  2. Ci troviamo dinnanzi a montagne di filosofie che hanno come principio fondamentale gli interessi del Potere. Risolvere il problema Italiano e più facile di quello che i grandi Guru macinano da anni sostenendo tre importanti categorie di persone di cui alle prime va i tre quarti della torta, ai secondi i più numerosi che contribuiscono a generare le risorse Nazionali, va l’ultimo quarto, ed ai terzi oltre dieci milioni di poveri vanno le briciole.
    Mandiamo a scuola i nostri super Economisti e Direttori di Orchestra del sistema tradizionale che ha fatto acqua per tanti anni ed insegniamo loro il senso del bilanciamento aritmetico nella suddivisione delle risorse Nazionali. Allora avremo maggiore collaborazione dalle masse per una migliore collaborazione alla ripresa.
    Incominciamo a ricuperare tutti i soldi rubati nei settata anni del Potere Politico mariuolo. Livelliamo le Pensioni. Riduciamo le Tasse ed i costi della Politica nel sostenere Partiti inutili e Giornalacci creati per manovrare i deboli di comprendonio. Tante cose da fare per migliorare il rispetto Internazionale di un Paese ormai sull’orlo del baratro.

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