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La stablecoin Terra/Luna non è tanto diversa dalle monete digitali delle banche centrali

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di MATTEO CORSINI

La recente implosione della stablecoin Terra, la cui offerta era regolata algoritmicamente mediante il suo satellite Luna per renderne stabile il prezzo, ha fornito un ulteriore spunto a coloro che da tempo invocano una stretta regolamentare accompagnata dall’introduzione di monete digitali di banche centrali.

Che Terra-Luna fosse uno schema basato sul nulla era ampiamente prevedibile per chiunque abbia una vaga idea di cosa dovrebbe essere una moneta. Ma anche le stablecoin che promettono di avere riserve in monete fiat (tipicamente dollari) pari al 100% della quantità in essere hanno lo stesso problema di tutti i mezzi fiduciari. Occorre, cioè, che tali riserve esistano effettivamente, pena l’implosione a seguito dell’equivalente della corsa agli sportelli bancari.

La tentazione di avere coefficienti di riserva inferiori al 100% e di lucrare investendo in asset rischiosi e non sempre liquidi è generalmente poco resistibile da parte di chi “batte” queste monete. Nulla di nuovo: avviene da secoli, a cambiare è solo la tecnologia.

In un articolo dedicato alla questione, Luca Fantacci (professore associato all’Università degli Studi di Milano e Condirettore Mints, Baffi Carefin, Bocconi) scrive:

  • “Il tracollo del sistema Terra/Luna ha mostrato il carattere velleitario di un’architettura monetaria autoportante: quelle forze di mercato che sole avrebbero dovuto tenere in orbita Terra e Luna le hanno fatte precipitare entrambe (da un picco che aveva superato, anche grazie a un presunto schema Ponzi chiamato Anchor, un controvalore di 60 miliardi di dollari). I detrattori hanno salutato l’episodio come uno squarcio nel miraggio delle criptovalute: asset costruiti per prescindere completamente dalla fiducia negli intermediari tradizionali (giudicata immeritata, dopo la crisi del 2008) hanno finito per dipendere da una fiducia ancor più cieca, essendo asset privi di ogni fondamento (quale la redditività o l’utilità).”

Il mercato ha fatto ciò che sempre fa di fronte a schemi del genere: li porta a implodere. I motivi li ho succintamente descritti sopra. Secondo Fantacci si possono trarre due lezioni.

  • “Cercando di superare la sterile contrapposizione fra chi è pregiudizialmente pro o contro le criptovalute, le lezioni ispirate dall’episodio sono due. Da un lato, si tratta di estendere in maniera adeguata la regolamentazione alle innovazioni, sulla base del principio same business, same risks, same rules. In particolare, nella misura in cui pretendono di essere equiparate alla moneta ufficiale, è opportuno che si richieda alle stablecoin di offrire garanzie analoghe a quei soggetti (le banche) che già emettono moneta elettronica (sulla base di una tecnologia centralizzata) e dunque di rispettare analoghi criteri di consistenza, liquidità e trasparenza nella gestione degli attivi.”

In effetti una stablecoin ha gli stessi difetti dei depositi bancari in regime di riserva frazionaria. Ma ecco l’assist alle monete digitali di banche centrali.

  • “D’altro lato, più che lo sforzo di imporre restrizioni, varrà la capacità delle banche centrali di fornire a loro volta un contante digitale all’altezza delle nuove tecnologie e la capacità degli intermediari tradizionali di incorporare le possibilità offerta dalla blockchain nei loro modelli di business… Tuttavia, le Cbdc, come l’euro digitale di cui la Bce ha annunciato la possibile uscita nel 2026, non devono essere viste soltanto come una manovra difensiva, per arginare i possibili rischi derivanti dalle criptovalute private, ma anche e soprattutto come un’opportunità per rafforzare i canali di trasmissione della politica monetaria. La Cbdc consente, infatti, alla banca centrale di offrire moneta digitale non più soltanto alle banche sotto forma di riserve, ma direttamente alle famiglie e alle imprese, portando il denaro dove serve, a sostegno degli scambi e degli investimenti reali. Sinora l’offerta di moneta elettronica è stata appannaggio del sistema bancario privato. La banca centrale si limitava a creare moneta fisica, nella forma di banconote e monete metalliche. L’emissione di una Cbdc rappresenta la possibilità di preservare il carattere pubblico e universale della moneta anche in un contesto di crescente digitalizzazione dei pagamenti.”

Se finora le banche centrali non hanno erogato direttamente credito non è perché ciò non fosse tecnicamente possibile. Per “portare il denaro dove serve”, una banca centrale dovrebbe iniziare a svolgere le stesse attività delle banche commerciali.

Non è dato sapere con quali migliori risultati. E’ però evidente che una banca centrale non avrebbe neppure i limiti attualmente imposti alle banche commerciali per la creazione di depositi a fronte della base monetaria emessa dalla stessa banca centrale a seguito di cessione o pegno di attività finanziarie da parte delle banche.

In sostanza, nella migliore delle ipotesi si centralizzerebbe la stessa attività, con tutti i noti problemi di non onniscienza dei banchieri centrali(zzatori). Va da sé che non si risolverebbe nessuno dei problemi legati alle monete fiat. Cambierebbe solo la forma.

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3 COMMENTS

  1. Ora mi spiego il volere dei governi e delle banche centrali con le Cdbc ,controllo totale e individuale leggi qui ; Saule Omarova, President Joe Biden’s nominee for the Office of the Comptroller of the Currency (OCC), called during a March 2021 virtual conference to eliminate all private bank accounts and deposits.

    Saluti max Muccini evviva Bitcoin

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