LA VERA PANDEMIA È LA DEMENZA DEI LEGISLATORI

di MATTEO CORSINI

Il susseguirsi di DPCM a distanza di pochi giorni l’uno dall’altro e l’introduzione delle zone gialle, arancioni e rosse con diverse limitazioni alla circolazione non potevano non generare ulteriore confusione. Capita, così, di leggere intere pagine di giornali dedicate a questioni che a me paiono demenziali.

Traggo alcuni spunti dal Sole 24 Ore. Per esempio, per chi viaggia in moto, “mascherina obbligatoria per tutti sotto il casco e si può portare un passeggero solo se convivente.” Faccio davvero fatica a ipotizzare a cosa possa servire in questi casi la mascherina, considerando che è obbligatorio anche indossare il casco e che non si può certo affermare che in moto ci sia aria stantia o una situazione assimilabile a un assembramento.

In macchina, per contro,nella stessa vettura possono viaggiare anche amici e persone non conviventi, ma devono: indossare tutti la mascherina; restare distanziati, per cui davanti può sedere solo il conducente e dietro occorre occupare i posti vicini ai finestrini, lasciando liberi quelli centrali. È esentato da questi vincoli solo chi è con persone che fanno parte dello stesso nucleo familiare e condividono la stessa abitazione oppure i coinquilini, quindi coppie o amici conviventi. Se a bordo ci sono ulteriori persone, occorre distanziarsi da esse e mettersi tutti la mascherina. Attenzione: non sono esentati anche i congiunti, se non sono conviventi.”

In pratica, chi guida diventa una sorta di Ambrogio, e magari le FAQ ministeriali presto chiariranno che è lui a dover fornire a tutti la mascherina, magari accompagnata da un Ferrero Rocher.  Che fare, poi, se si devono cambiare le gomme, visto che di questi tempi è consuetudine, dato un altro obbligo legislativo? “C’è più di un problema, perché le casistiche possibili sono varie. Ma si sta studiando una soluzione che vada bene per tutti e dovrebbe essere ufficializzata a breve.” E meno male che stanno studiando la soluzione.

Alla Motorizzazione, con il ministero dell’Interno,si sta valutando la possibilità di rendere possibile il montaggio delle gomme invernali lavorando sul concetto di «stato di necessità».” Tuttavia, “è dubbio che possa essere considerato necessario uno spostamento motivato solo dal cambio gomme da effettuare su un veicolo destinato poi a restare fermo a causa delle restrizioni legate alla pandemia.”

Quindi, avanti con nuove circolari ministeriali. Dovrebbero quindi arrivare una circolare ministeriale o un’integrazione alle faq sull’attuale regime di restrizioni, pubblicate dal Governo il 7 novembre. Vi si dovrebbe chiarire che il cambio gomme rientra fra le necessità riconosciute come valido motivo di spostamento.”

Ma bisogneràverificare se si tratterà di un riconoscimento incondizionato, quindi tale da far rientrare nel concetto di necessità tutte le possibili casistiche. Una frequente è quella di chi ha le gomme invernali depositate in un’officina o un garage che si trovano in un comune diverso da quello di residenza (a volte addirittura in un’altra regione): fra le restrizioni attuali ce n’è una che consente di spostarsi fuori dal proprio territorio comunale solo per fruire di servizi che non sono disponibili in loco. Teoricamente, quindi, qualcuno potrebbe essere costretto ad acquistare un altro treno di pneumatici invernali oppure un paio di catene, se il proprio treno si trova da un gommista lontano.”

A me pare che qui si sia già ampiamente in territorio di demenzialità. Ma il solerte Maurizio Caprino elargisce un consiglio per rimediare alla situazione: “Va comunque detto che, anche nella peggiore delle ipotesi, esiste una modalità più semplice ed economica per mettersi in regola: ci si può dotare di un paio di calze speciali antineve. Normalmente sono prodotti non riconosciuti come sostitutivi delle catene da neve, salvo che abbiano la marcatura Ce. Occorre quindi verificare che essa ci sia, cosa che va fatta anche nel caso di acquisto su internet (lo si può fare anche al momento della consegna, visto che nello shopping a distanza si può restituire il prodotto entro 14 giorni). Si possono trovare anche calze senza marchio Ce ma ugualmente utilizzabili: sono le Autosock, i cui importatori hanno vinto nel 2013 una causa al Tar del Lazio. I prezzi delle calze, normalmente, possono andare dai 50 ai 100 euro, in relazione anche alla misura delle gomme.”

Quindi occorre stare attenti al marchio Ce, oppure uno si deve guardare la giurisprudenza in materia per vedere se il prodotto a marchio non Ce è stato già oggetto di cause vinte nell’immancabile Tar del Lazio. E in ogni caso spendendo soldi. Il tutto per un banale cambio gomme…

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