di GIANMARCO LUCCHI Da mesi ormai la rivolta nei confronti delle agenzie di rating e del loro ruolo nell’evoluzione della crisi del debito in Europa si fa sempre più forte, anche se in pratica non succede nulla: i declassamenti si ripetono, le proteste si elevano, ma il giorno dopo tutto riprende come prima e il copione si ripete con tutti i media che che amplificano la notizia dell’ennesimo downrating. E i mercati che ci sguazzano. L’assegnazione di giudizi specifici agli Stati e agli istituti finanziari hanno ripercussioni immediate sui mercati. Di fatto, per una società come per uno Stato, la perdita della nota massima – la famosa “tripla A”, simbolo di solidità finanziaria – si traduce con un rialzo dei tassi di interesse di mercato. Il rimborso del debito di uno Stato risulta così più difficile. Ma oltre a questo ruolo da più parti ritenuto troppo invasivo, anche la parzialità delle agenzie di rating – tutte americane – suscita accesi dibattiti. La scorsa settimana persino…















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